mercoledì 17 novembre 2021

UN BREVE ESTRATTO DEL ROMANZO "L'ANGELO VESTE SADO" DI SILVIA ALONSO


ESTRATTO
Era un bianco di neve assoluto, luminoso e puro. Il candore di un giglio che nessuna mano umana avrebbe osato violare. Giaceva così, steso per terra, il volto sognante come l’estasi che gli si leggeva sul volto.
Un frammento di perfezione. Camelie sul muschio. Il rosso purpureo di quella rosa incontaminata zampillava ancora qualche goccia dalle ferite. Un contrasto perfetto sulla moquette beige, petali appena sparsi su un manto erboso. Sembrava un dolce giaciglio, un’accogliente alcova per il suo ultimo respiro di vita. Come fanno le bambinaie quando si viene al mondo, il tepore del pavimento lo stava cullando tra le sue braccia, dove avrebbe dormito per sempre.
Ma in quel momento la ragazza non poteva soffermarsi a godere di quella perfezione. Qualcosa di più urgente le soffiava sul collo, incalzandola in una morsa tagliente. Era questione di vita o di morte: doveva darsi alla fuga. Era necessario restare lucida, per dominare i pochi istanti di vantaggio che le restavano sul nemico. Dopo, sarebbe stato tutto più difficile. Il frastuono delle sirene spiegate, la polizia, le indagini, la raffica di domande che avrebbe visto grandinare sopra di sé come in un voice over.
Prese svelta ogni cosa, attenta a non lasciare indizi. Con movimenti fermi e sicuri ripiegò alla svelta, ma con cura, tutti gli attrezzi di tortura, per sistemarli nel borsone della palestra. Le era rimasto solo il tempo di infilarsi gli anfibi e i jeans slavati. Per ritornare nella solita versione rassicurante, quella di sempre: la parte della ragazzina pulita che era solita interpretare di giorno.​ Un ruolo che le era sempre riuscito naturale.
Come nel peggiore degli incubi, le pareti di quella lussuosa stanza sembravano essersi di colpo amplificate per poi richiudersi su lei, strette in una morsa tagliente. Il soffitto viola faceva da risonanza a quell’atmosfera surreale. Non avesse trattenuto l’urlo, si sarebbe sentita al centro di un remake contemporaneo del noto quadro di Munch.
In mezzo a quella Morte assordante, che dominava la scena, tutto era rimasto immobile, sospeso in un fermo immagine senza tempo. Ma fuori, la notte galoppava. Oltre quella porta, la vita avrebbe ripreso i confini della normalità. Si trattava di varcarla a doppia velocità, nel debole margine di libertà che le restava, dilatando al massimo lo spiraglio che si era aperta tra il delitto e la sua imminente scoperta. Imboccò la porta e si tuffò nelle luci della strada.

domenica 14 novembre 2021

Pubblichiamo la nostra intervista a Pamela Luidelli, l'autrice di "Un caffè per la vittima"

 
1) Benvenuta su “Gialli & neri”, Pamela. Cosa significa scrivere per te?
Innanzitutto ringrazio Gialli &neri per l’occasione di rispondere a questa interessante intervista.
Scrivere mi aiuta a evadere con la mente, slego la fantasia dalle catene e lascio correre i pensieri liberi senza restrizioni in cerca di una storia da raccontare.

2) Quando hai pubblicato il primo libro? È stato difficile?
“Un caffè per la vittima” è il  mio primo romanzo pubblicato a fine maggio del 2021.  Io, che di solito sono baciata dalle perenne sfortuna, come la protagonista del libro, devo ammettere che in questo caso sono stata fortunata. Dopo aver fatto una cernita delle case editrici che  non  fossero a pagamento e poco  serie ho inviato il romanzo e nel giro di pochi mesi ho avuto diverse proposte di contratto. Ammetto che è stata una vera sorpresa, pensavo di dover attendere parecchio tempo per avere delle risposte positive e invece…

3) Quali sono gli ingredienti che servono in un giallo?
In questo caso ti rispondo come lettrice: come in tutti i gialli non deve mai mancare un omicidio e un intreccio dei personaggi che spinga chi legge a porsi delle domande sul probabile assassino , a mano a mano che si prosegue nella lettura deve crescere la curiosità. 

4) Da dove nasce la storia di “Un caffè per la vittima”?
L’idea per il romanzo mi è venuta dopo aver assistito alla presentazione del libro di una nota scrittrice nella biblioteca del mio paese. In quel periodo stavo scrivendo un romanzo giallo ambientato negli anni Trenta e per documentarmi su quel periodo avevo letto una trentina di libri in meno di tre mesi. Avevo la mente un po’ affaticata, così acquistai il romanzo giallo della scrittrice. Dopo averlo letto mi venne in mente una trama e così iniziai quasi per gioco a scrivere le prime pagine, seguendo il filo dei pensieri, ma poi non sono riuscita più a smettere.
5) Il punto forte? E il punto di debolezza del tuo romanzo?
Una domanda davvero interessante! Devi sapere che sono una persona piuttosto autocritica e difficilmente mi faccio delle lodi: preferisco che siano gli altri a farmene. 
Questo è un romanzo giallo ma con toni ironici, perché alle volte, soprattutto in questo momento si ha bisogno di evadere e sorridere. 
 
Il punto forte del romanzo?
Secondo la giornalista Alessandra Trotta di News24.it, è l’architettura del romanzo e le do ragione. Ho fatto regista ad una storia che appare semplice, ma si complica sempre di più con l’aggiunta di nuovi elementi, sino alla soluzione finale, inattesa e geniale come nella migliore tradizione giallistica. Ma come dicevo, preferirei che fosse chi lo legge a trarne i punti di forza, per cui cito alcune delle recensioni al libro che ho trovato più convincenti:
Secondo la giornalista Lina Senserini: Un caffè per la vittima è uno di quei libri che inchiodano il lettore, pagina dopo pagina. Qualcuno potrebbe obiettare che è un giallo, dunque non potrebbe essere altrimenti. Invece non è scontato né usuale. Soprattutto quando a scrivere è un’autrice esordiente, come Pamela Luidelli, che tra le altre cose ha avuto la capacità di creare un amalgama omogeneo di situazioni e personaggi, estremamente ricco e vario.
Secondo il giornalista Gabriele Farina: Pamela Luidelli è brava a costruire un intreccio interessante, a lanciare ami che recupera in momenti diversi, a sollevare dubbi nel lettore. Lo invita a ipotizzare, a farsi domande, anche a darsi risposte… che solitamente risultano sbagliate. Apre mille porte e sta al lettore controllare che all fine siano state chiuse tutte.

Il punto di debolezza del romanzo?
È il mio primo romanzo, quindi ho ancora una lunga strada da percorrere per migliorarmi, per crescere come scrittrice. Come dicevo in una domanda precedente sono molto critica con me stessa. Lascerò come sempre ai lettori questo arduo compito. E come sempre accetterò le critiche costruttive che servono per crescere

6) Ti ha aiutato l’utilizzo dei social network per la promozione?
Come per molti esordienti scrittori i social aiutano molto, come le recensioni dei veri lettori.

7) Stai lavorando a un nuovo libro? Se si, puoi darci qualche anticipazione?
La mia mente è sempre in movimento, ho già ultimato il secondo romanzo con la simpatica e sfortunata Beatrice e mi sto dedicando a una nuova narrazione, sempre un giallo ma con nuovi personaggi. In questa nuova avventura mi sto avvalendo della collaborazione del campione italiano di pugilato pesi medi massimi Adriano Sperandio, dato che tratterrò l’argomento del pugilato.

8) Ti ringrazio del tempo dedicato, vuoi dirci ancora qualcosa?
Intanto, è stato un vero piacere rispondere a queste domande. Vorrei aggiungere a chi guarda tanta televisione di spegnere il televisore e leggere un bel libro di qualunque genere sia non ha importanza, lasciatevi cullare dalla storia, vedrete che non ve ne pentirete!

Redazione Gialli&Neri 

sabato 13 novembre 2021

Nuovi racconti gialli nel libro "Rosso sangue, delitti in Calabria" di Amato Salvatore Campolo


Rosso sangue è una raccolta di racconti gialli ambientati in Calabria di Amato Salvatore Campolo.

INTRODUZIONE
Il dottor Gianluca Trevisan, un quarantino alto e biondo, nato a Verona, se ne stava seduto nella sua poltrona, dentro l'ufficio al 3° piano della Procura della Repubblica, di Cutro, uno di quei tanti paesi calabresi, che si affacciano sul mar Jonio. 
Amato Salvatore Campolo
Il posto non offriva molto, aveva però conservato quel fascino tutto suo, dell'entroterra della Calabria, che era del tutto diverso dai paesi e delle città che erano sul mare. - Il sostituto procuratore Trevisan mentre fumava il suo amato sigaro cubano, era intento a leggere un fascicolo:

 "Atti relativi all'omicidio del Prof. Rosario Russo, di anni 55, avvenuto qualche settimana prima, in una afosa e sciroccata giornata di agosto, nella piazza principale di Cutro. Il professore Russo, era stato sorpreso da due killer, mentre era seduto al tavolo del bar “Da Mimmo” che beveva un caffè".

Pubblicato il 12 novembre 2021

Vi sveliamo un estratto di "DELIRIO", il thriller-horror della scrittrice Silvia Alonso

SILVIA ALONSO

SINOSSI
Dietro alle lusinghe di un fotografo dal taglio rarefatto e mistico si nasconde un serial killer che rinviene nell’Undicesima Musa, la Moda, la profanazione religiosa della nova era. 
Nei giochi del Casinò si rinviene una misteriosa applicazione delle antiche teorie pitagoriche e cabalistiche, utilizzate allo scopo di delinquere. La medianità e la telepatia, le nuove tecniche per parassitare i sogni, ma il sangue scorrerà a lavare le colpe. Un maniaco misogino trasforma la propria automobile in alcova del piacere, tra sesso, adrenalina, alchimia e allucinazione. Ma l’ultima corsa si trasformerà in vendetta. Una zingara di strada legge nei fondi del caffè la propria condanna: sarà proprio il grande amore a toglierle il soffio vitale.
La leggenda delle streghe nere di Triora si mischia a quella delle dirimpettaie streghe bianche del borgo di Ellera, tra tradizione celtica e magia orientale che si fondono in terra ligure, amori,  tradimenti e una strana maledizione.
La storica leggenda di Vlad il vampiro viene rivisitata alla luce delle conoscenze di filosofia orientale, dove il simbolo del Gral, unitamente a quello del drago, rimandano ai codici segreti  di un sapere alchemico ed esoterico.
Nella Catterale gotica di Saint Daniel, alla vigilia del Natale, i misteriosi gargoyle, creati per esorcizzare i démoni, divengono protagonisti di un incubo a occhi aperti. Un’anziana donna ricorda i propri incubi legati alle atrocità di Auschtwitz, che riaffiorano alla memoria come zombie della psiche soggettiva e collettiva. Ma la vendetta contro i suoi carnefici si farà strada con uguale prepotenza, rendendola protagonista di una rivincita alla Tarantino. 
I misteri esoterici racchiusi nel capolavoro della Gioconda, e un inconfessabile amore segreto che viaggia nel tempo, sono il movente del famoso furto al museo del Louvre.
Nella poesia di Beaudelaire Le dormienti, messa all’indice e stornata da I Fiori del Male per il contenuto osceno ed esplicitamente omosessuale, si nasconde la radice di una strana dannazione che passerà in un misterioso quadro. 
La leggenda del Golem di Praga riaffiora con prepotenza negli anni in cui il capolavoro di Mary Shelley, Frankenstein, spopola nella letteratura gotica assieme al nuovo mito degli zombie. Ma qualcuno ne svelerà l’arcano evidenziando la differenza tra scienza e fede.

PREFAZIONE
Delirio: come il rosso lunare, che emerge luminoso, eppur inquietante, sulla faccia della luna piena, il fil rouge di questi racconti si snoda lungo il confine spesso sottile tra il genere noir, il thriller, l’horror e il mistery. Protagoniste le suggestioni oniriche, le atmosfere gotiche e le risonanze esoteriche, a volte surreali, che impregnano di nuovi significati archetipi classici della letteratura gotica, rivisitati alla luce della spiritualità emersa nella nuova Era. 
I temi della reincarnazione, della psichicità e della medianità risuonano come un sottofondo nelle variegate trame, tra tradizione magica e contemporaneità. Protagoniste ne emergono le donne, che trascendendo la paura riescono a sublimarne il brivido trasformandolo in un anelito di conoscenza. I fantasmi della psiche vengono allora esorcizzati alla luce di nuove consapevolezze culturali e spirituali. Alcuni di questi racconti sono risultati finalisti o proclamati vincitori di importanti concorsi letterari (Premio Terni Narni Horror Festival; Premio Nazionale di arti letterarie Metropoli di Torno; Premio Giovane Holden; Premio Streghe e Vampiri), altri sono stati pubblicati in antologie tematiche thriller e horror (antologia Avventure al volante; Halloween all’italiana, Natale horror; Z di zombie).
Il delirio lucido, il filo sottile che pervade ogni trama come un antico démone. 

MOTIVAZIONI  DELL’EDITORE 
" Non tutti sono in grado di digerire racconti horror e thriller, anche chi li apprezza a volte si spaventa. Silvia Alonso, con il suo ritmo incalzante, ma al contempo con un una prosa elegante e seducente, permette a tutti di poter apprezzare il genere horror, così amato e temuto" (Bré Edizioni)

MOTIVAZIONI DELL’AUTRICE 
Volevo animare l’ambientazione gotica dei racconti di Halloween con contenuti legati al mondo esoterico. Il thriller e il mistero irrompono in leggende che hanno radici storiche, dando origine a nuovi legami tra il sapere antico e il mito 

L'AUTRICE 
Silvia Alonso, avvocato milanese, all’arrivo del primo figlio abbandona la carriera forense per dedicarsi alla scrittura e studiare lettere. Esordisce già molto giovane con le sue poesie, una delle quali, “Inverno africano”, viene premiata da Alda Merini al Castello di Belgioioso (PV) per il concorso “Poesia dorsale”. Nel 2006 pubblica con Altrimedia Editore la favola poetica “Il morso del serpente”, dalla quale trae uno spettacolo danzato (presentato dell’amico scrittore Andrea G. Pinketts e dall’attore Roberto Brivio- I gufi-).
A dicembre 2019 esce per i tipi di Genesis Publishing il suo primo vero romanzo (un chicklit) “I love Mammy in Monte-Carlo – come sopravvivere a una vita glitter”. Con “L’angelo veste Sado” (Brè Edizioni, luglio 2021) si aggiudica la finale del Premio Nabokov 2020. A luglio 2021 il romanzo inedito “L’avvocato in gûepiere” si classifica al secondo posto al FRI -Festival del romance italiano- con Dri Editore. Sta attualmente lavorando ad altri romanzi, racconti noir-thriller, nonché a raccolte di favole (la raccolta “Lo zoo arcobaleno” si è aggiudicata la finale per la narrativa al premio Città di Castello). Con i suoi racconti ha altresì collaborato alle seguenti pubblicazioni: Aa.Vv. « Sulle ali della primavera » e  «Tenebrae-verso un mondo oscuro e ammaliante» (Genesis Publishing, aprile e ottobre 2020), «Halloween all’italiana 2020 », « Natale Horror 2020 », « Z di Zombie » (Letteratura Horror, ottobre e dicembre 2020; aprile 2021); « Avventure al volante » (Rudis Edizioni, marzo 2021), «Gente di Dante » (Tabula Fati,settembre 2021), Antologia Premio Città di Grottammare, Storie di Donne, Premio Letterario Comune di Arco (in pubblicazione), « Diari in motocicletta » (Rudis Edizioni, giugno 2021); « Favole della Buonanotte » (Rudis Edizioni, luglio 2021) «Racconti rosa» (Rudis Edizioni, settembre 2021).
Tra il 2020 e il 2021 i suoi racconti sono stati premiati ai seguenti concorsi di narrativa: Premio di poesia e narrativa Giovanni Bertacchi (finalista col racconto «Solange» - novembre 2020); Premio di letteratura al femminile Laurizia (3° posto con il racconto «Cieli immensi», novembre 2020); Premio Metamorfosi (poesia finalista «Eros di stelle»); Premio Città di Grottammare (menzione d’onore per il racconto «Le sabbie mobili», maggio 2021); Contest letterario L’Automobile (racconto «La doppietta» - Rudis Edizioni, aprile 2021); Premio Internazionale Creati-Vita Inferno Dantesco (2° posto per il racconto «Ready Infernum Player», settembre 2021); Premio Storie di donne Comune di Arco (2° posto per « Street Bob striptease », giugno 2021); Premio Bukowski (finalista con la poesia «quello che le suore non dicono», giugno 2021); Premio Jean De La Fontaine (menzione speciale per la favola «La principessa serpente», giugno 2021); menzione per la raccolta « Favole di Nuvole » (successivamente intitolata «Lo Zoo arcobaleno») al Premio Kerasion, agosto 2021; Premio Un Roero da Favola (finalista con la favola «L’orchidea e la primula», settembre 2021), finalista al Premio Città di Castello con la raccolta di favole «Lo zoo arcobaleno» (settembre 2021); Premio Terni-Narni Horror Festival con la giuria di Cristiana Astori (finalista col racconto «La trappola della perla nera»); Premio Giovane Holden (racconto finalista «Il ladro di sogni», settembre 2021), Premio Nazionale di Arti Letterarie Metropoli di Torino (racconto finalista “Il ladro di sogni”, ottobre 2021).
Cura il proprio blog www.silviaalonsowriter.com dove si occupa anche di recensioni di romanzi e film. 

La redazione Gialli&Neri 

venerdì 12 novembre 2021

Oggi vi segnaliamo "Red carpet in Noir, delitto a Cinecittà" di Antonio Gerardo D'Errico

La trama
La storia di questo noir riconduce a una confidenza ricevuta dall'autore da un personaggio di spicco del mondo del cinema italiano. Sono riconoscibili alcuni tratti di protagonisti reali, che mai potrebbero essere svelati senza creare danni irreparabili. Si ritrova la vanità del divo della tv e del cinema che si sente arrivato e intoccabile, al contrario personaggi minori vengono trascurati e umiliati in un mondo dorato che alimenta gelosie, ripicche e propositi di vendetta. 
L'atmosfera si fa rovente quando non è drammatica e surreale. La mano lunga e potente della politica e l'amore interessato della persona giusta, al momento giusto, non mancheranno di esasperare gli animi fino a minacciare la pace di chi si sente al sicuro dall'alto della sua posizione. Senza aver fatto i conti, però, con vecchi rancori che si risvegliano e fanno fuoco, quando non resta altro da fare, quando la follia prende il sopravvento.

L'autore 
Antonio G. D'Errico, si laurea nel 1986 in Scienze Biologiche all'Università Statale di Milano. Nel 1990 il suo atto unico Silvia, l'amore dei trent'anni è messo in scena al teatro Olmetto di Milano. Frequenta nello stesso anno un corso di scrittura per autore televisivo, retto e condotto da Gustavo Palazio, collaboratore di Paolo Limiti. 
L'attività teatrale di D'Errico trova una serie di pubblicazioni presso la collana di Teatro dell'editrice Elle Di Ci. Nel 1998 riceve il premio Grinzane Pavese per il romanzo Testimoni d'amore edito dall'editrice Elle DI Ci, con il sostegno del Gruppo Abele di Don Ciotti.
Pubblicazioni: Il Discepolo (2008), Spostare l'orizzonte (2008), La governante Tilde (2008), Camorra, confessioni inedite di Mario Perrella boss pentito di Napoli (2014), Rapinatore per gioco (2014), RED CARPET IN NOIR- Deliitto a Cinecitta (2017), Una vita maledetta tra cielo e terra (2019), a settembre 2021 pubblica il libro L'uso ingiusto della giustizia.

La redazione Gialli&Neri

Il libro di Gian Marco Carboni “Nassiriya andata e ritorno”

L’autore racconta la sua esperienza personale nella missione di pace svoltasi 18 anni fa in Iraq: «Un lavoro che mi è costato denaro – spiega Carboni – fatica, ma soprattutto dolore nel ricordare la morte di 19 militari italiani nell’attentato del 12 novembre 2003. Ho cercato di dare il mio punto di vista della missione di pace irachena in maniera semplice e colloquiale. Mi auguro che questo mio registro linguistico e narrativo sia da volano alla comprensione da parte del lettore di quanto motivata fosse la compagine della Brigata Sassari prima ma soprattutto dopo la strage».
I proventi della vendita saranno interamente devoluti all’associazione di Siligo “Amici di Gianni Brundu”, la cui missione è quella di accompagnare i pazienti in fase terminale al fine vita creando un modello unico nel Mejlogu di Hospice diffuso.

La redazione Gialli&Neri 

giovedì 11 novembre 2021

Jean-Claude Izzo e la sua Marsiglia

Jean-Claude Izzo (1945-2000), poeta, giornalista, drammaturgo e scrittore francese è considerato l'inventore del cosiddetto «noir mediterraneo», un tipo di poliziesco che, pur attenendosi al genere, è intriso di carattere latino e del calore della sua gente. 
La sua «Trilogia Marsigliese» vide le stampe per la prima volta a metà degli anni Novanta con Casino Totale, il primo capitolo della trilogia. Edita dalla prestigiosa casa editrice francese Gallimard, che pubblicò anche i capitoli successivi della trilogia, ovvero Chuormo e Solea, i romanzi di Izzo si dipanano tra le affollate strade di Marsiglia, i suoi odori e le sue voci, e la sua inafferabile, densa complessità umana. Nonostante la totale aderenza al genere noir, i libri di Izzo sono pervasi da una profonda tensione lirica, che si manifesta attraverso lo sguardo del poliziotto Fabio Montale, lo stropicciato protagonista dei suoi romanzi.
In Chuormo Montale ha abbandonato la polizia per seguire il lento ritmo della vita del mare: perché «di fronte al mare, la felicità è un’idea semplice». Eppure ancora una volta Marsiglia con la sua dolorosa violenza irrompe nella sua quotidianità, costringendolo a compiere un'investigazione privata che, cercando di illuminare le circostanza che hanno portato alla morte un suo giovane cugino, arriverà a scontrarsi con la mafia, i traffici d'armi e il terrorismo internazionale.
Con i libri di Jean-Claude Izzo ogni volta succede la stessa cosa: c’è sempre un momento in cui non sappiamo perché stiamo piangendo. Izzo è innanzitutto questo: un’emozione fondamentale… un’insuperabile malinconia.

Redazione Gialli&Neri 

NEWS: vi anticipiamo il romanzo "La Baia di Miami" di Salvatore Gargiulo

L'ESTRATTO 
"Il bello di Miami è che non sai mai cosa ti aspetta, là, in una delle città più facoltose del mondo. È cresciuta grazie all’immigrazione dall’estero e da altre città degli Stati Uniti. Aveva sempre mantenuto una classe sociale alta: erano immigrate per buona parte persone con un alto reddito. Da Cuba però ci fu un grosso flusso di persone, tra cui numerosi ex galeotti. Nei primi anni Ottanta, Miami si trasformò nel più grande centro di traffico di droga, proveniente dalla Colombia, dalla Bolivia e dal Perù. La malavita introdusse miliardi di dollari ma anche una rapida escalation di crimini violenti, fino a rendere Miami una delle città americane più violente e con un numero di crimini sopra la media. Nonostante tutto ciò, è sempre una città dove i sogni si possono realizzare con un minimo sforzo, anche senza cadere nella criminalità. Le lunghe spiagge e i piccoli porti hanno dato l’opportunità a diversi galeotti di cambiare la loro vita, una seconda possibilità per rimediare ai loro sbagli e lavorare in attività legali. Quando il capitano Pastorino Giovanni si costruì una casa nel 1985 a Miami, a pochi chilometri dal parco Jungle Island, in una baia nascosta dagli alberi, tutti lo giudicarono un eccentrico. Credevano che fosse un vero capitano, ma era un contrabbandiere, svolgeva la sua attività nel porto di Genova. Aveva sempre un atteggiamento inespressivo e uno sguardo minaccioso, con il viso nascosto da una barba compatta. Era il capitano di un gruppo di sole venti persone. Era il titolare di cinque motoscafi, con cui contrabbandava sigarette. Nei tempi d’oro, accumulò una solida somma di denaro. Nel momento in cui capì che il gioco stava per terminare si rifugiò a Miami. Con quei soldi, anche se guadagnati illegalmente, poté acquistare una baia, e vi costruì una villa per la sua famiglia. Era una dimora circondata da prati spaziosi e da alberi che consentivano di avere una privacy assoluta. La sua baia era come un arco che affacciava sul mare. Aveva un sentiero per scendere in una spiaggia isolata e una scalinata che portava direttamente a una piccola banchina, dove aveva ormeggiato due motoscafi e due barche da pesca. Alle spalle della villa c’era il parco nazionale per animali liberi. Dopo tanto rischio e una vita tempestosa, aveva realizzato il suo nuovo sogno. Viveva di rendita, era libero tutto il giorno e trascorreva il suo tempo tra passeggiate lungo la riva del mare e la pesca, che era la sua passione. Era molto bravo a navigare, anche nella nuova vita si sentiva un vero capitano. Passarono anni, e di lui a Genova non si sentì più parlare. I tempi cambiarono e la famiglia a Miami cresceva. Giovanni partì dall’Italia che aveva solo un figlio: Michele. Aveva dieci anni quando arrivò in America. Poi nacquero altri tre figli, tutti maschi. Si creò una famiglia numerosa in una fantastica città. La sua esistenza cambiò totalmente, si era buttato tutto il passato alle spalle. La moglie Molinari Maria, nonostante gli anni, era ancora una bella donna, aveva un viso delicato, dei capelli neri lunghi e ondulati, occhi scuri e profondi. Era stata sempre una casalinga, circondata dalle amiche, e aveva un buon rapporto con gli inquilini del palazzo. Non aveva mai saputo il vero lavoro del marito. 
Lei era convinta che fosse un vero capitano, un eccellente marinaio. Viveva  in  un  palazzo  di  quattro  piani  al  centro  storico  di  Genova.  Nel quartiere  era  rispettata  e  la  salutavano  come  la  signora  del  capitano. Nessuno  si  permetteva  di  mancarle  di  rispetto. Il  tempo  passò.  La  famiglia  Pastorino  viveva  ormai  nel  mondo  della legalità.  Giovanni  riuscì  a  creare  un  giro  di  amici  per  andare  a  pesca  e trascorrere  qualche  pomeriggio  in  buona  compagnia.  Nei  momenti bui,  sentiva  la  nostalgia  dell’azione.  Aveva  vissuto  anni  a  correre  dietro ai  rischi  e  adesso  provava  ad  abituarsi  a  svolgere  una  vita  tranquilla, senza  adrenalina.  Gli  stava  bene  così,  perché  vedeva  la  moglie  felice che  si  dedicava  completamente  ai  figli. 8 Un  giorno,  Giovanni  si  svegliò  dal  bel  sogno  che  stava  vivendo  e  si accorse  che  ormai  gli  anni  erano  passati.  I  figli  crescevano  bene,  il suo  obiettivo  era  stato  raggiunto.  Era  una  nuova  persona  in  una  nuova vita,  tutto  si  svolgeva  secondo  i  suoi  piani,  ma  qualcosa  gli  saltò  in mente:  il  futuro  dei  figli.  Avrebbero  dovuto  trovare  un  lavoro  onesto, con  cui  potessero  vivere  quella  vita  che  lui  invece  aveva  costruito  con stratagemmi  pericolosi. Un  sabato  mattina  uscì  presto  a  pesca  con  un  suo  amico  e  gli  confidò la  sua  preoccupazione.  La  moglie  non  lavorava,  i  figli  studiavano ma gli  anni  passavano  veloci:  il  più  grande  aveva  diciassette  anni. Odell  lo  ascoltò  con  interesse.  Aveva  qualche  anno  in  più,  era  nato  a Miami  e  conosceva  molte  persone  importanti.  Prese  a  cuore  il  discorso. Erano  sulla  barca,  lontani  dalla  riva.  Odell  reggeva  tra  i  denti  la sua  solita  pipa  e  non  rispondeva,  rifletteva  in  silenzio  e  aspirava  lentamente il  fumo.  Erano  di  spalle,  ognuno  aveva  una  canna  da  pesca  e aspettavano  che  un  pesce  abboccasse,  la  pazienza  non  mancava  a  nessuno dei  due.  Stavano  comodi,  Odell  era  piccolo  di  statura,  occupava poco  spazio,  indossava  un  cappello  perché  era  calvo  e  il  sole  gli  dava fastidio.  Giovanni  quando  lo  incontrò  la  prima  volta  capì  subito  che era  un  bravo  uomo,  vide  i  suoi  occhi  brillanti  che  esprimevano  fiducia. Senza  girarsi  Odell  gli  disse: «Senti,  Giovanni,  il  comune  ha  stanziato  dei  soldi  per  chi  vuole  trasformare l’abitazione  in  un  bed  and  breakfast.  Ho  un  amico  che  lavora proprio  nell’ufficio  che  svolge  queste  pratiche». Giovanni  prima  di  rispondere,  ci  pensò. «Grazie,  bella  idea». «Quando  si  torna  a  riva,  lo  chiamo  e  fisso  un  appuntamento». «Andiamo  insieme  a  parlargli». Rimasero  in  silenzio.  Entrambi  controllarono  l’esca,  nessun  pesce  si decideva  ad  abboccare. «Oggi  sembra  che  non  ci  siano  pesci»,  disse  Giovanni. 9 «Eh  già!  Non  si  prende  niente». Scoppiarono  a  ridere. Giovanni  lasciò  la  canna  sul  bordo  della  barca,  prese  una  bottiglia di  vino  «Meglio  fare  una  bella  bevuta». Offrì  un  bicchiere  a  Odell,  che  accettò  ben  volentieri.  Mentre  beveva, Giovanni  puntò  lo  sguardo  verso  l’orizzonte.  
Il  sole  splendeva  nel cielo  limpido.  Il  mare  era  una  tavola  e  la  barca  ondulava  timidamente. La  linea  azzurra  dell’orizzonte  si  confondeva  con  il  cielo.  I  pensieri di Giovanni si persero per un momento nel profondo del mare. Rammentò la sua vita passata, si ricordò le notti pericolose mentre correva con i motoscafi nel mare aperto sempre tutto nero. Navigava senza luce, per nascondersi nell’oscurità. Il suo lavoro era una questione di velocità e d’invisibilità. In una notte doveva trasportare nel porto più carichi di sigarette che poteva. Si fermava all’alba, con gli occhi stanchi per aver navigato al buio e cercato di non finire contro gli scogli o qualcos’altro. Si ricordò anche del suo rifugio, un appartamento acquistato vicino al porto. Aveva stipulato un contratto falso, con l’identità di una persona morta. L’appartamento aveva quattro entrate, lui ogni sera cambiava l’accesso e l’uscita. Aveva studiato quattro tipi di allarmi, ogni entrata aveva un suono diverso, così da sapere in che direzione scappare per non farsi trovare impreparato. Gli venne quasi da ridere. Il suono di una nave in lontananza lo svegliò dai pensieri. Si voltò, una grossa nave da crociera stava attraversando l’orizzonte. In quella giornata, in cui i pesci erano pigri e non mangiavano, Giovanni e il suo amico Odell rimasero per ore in attesa, con la speranza di portare a casa qualcosa per pranzo. Non ce la fecero. Restò solo la bella giornata a dar loro l’entusiasmo per tornare indietro felici."


La redazione Gialli&Neri

INTERVISTA ALLO SCRITTORE DI GIALLI FRANCESCO FONTANA


1) Benvenuto su "Gialli & neri", Francesco. Cosa significa scrivere per te?
Innanzitutto divertimento, espressione, libertà. E gioia di comunicare.

2) Quando hai pubblicato il primo libro? È stato difficile?
Nel 2003 usciva il mio primo romanzo, per Feltrinelli, “L’imitatore di corvi”, sulla storia del 20° secolo nel cuore dell’Europa, in Germania. Ho avuto la gioia di vincere diversi premi letterari e anche di arrivare finalista allo Strega 2006. E’ stata un’esperienza stimolante, nessuna difficoltà, perché se scrivere mi pesasse non lo farei; e non per non fare fatica, ma per non tediare il pubblico con qualcosa che tedia me.

3) Quali sono gli ingredienti che servono in un giallo?
Io parlo di come intendo personalmente i gialli: a me serve ovviamente la trama misteriosa e un po’ noir, e questa è forse la parte più difficile… escogitare un intrigo non banale non è affatto semplice. Poi bisogna amare molto l’ambientazione in cui li si colloca. Ecco perché io colloco spesso, ad esempio, a Milano e Venezia i miei gialli: sono le città che forse più amo. Poi c’è un altro luogo dove vivo parte della mia vita, il Tirolo; ma lo amo così tanto da essere riuscito ad ambientarci ben pochi miei lavori letterari. Il troppo amore a volte impedisce l’espressione.

4) Da dove nasce la storia di "L’alito rovente del Drago"?
Dagli anni della mia giovinezza, i mitici anni ’70, dall’impegno politico di quell’epoca magica e difficile, dal desiderio di denunciare, sia pure in forma metaforica, alcune storture sociali che forse ci portiamo dietro ancor oggi; e molte idiozie, anche criminali, di carattere ideologico.

5) Il punto forte? E di debolezza del tuo libro?
Il punto forte credo sia intanto aver trovato un meraviglioso Editore, L’Orto della Cultura, che mi ha supportato anche e soprattutto quando io, da profano, non capivo i loro tempi. E l’amica Maura in particolare, davvero un tesoro di gentilezza, bravura, calore umano e… sopportazione. Non so se io mi sarei sopportato come lei ha sopportato me. Poi, venendo all’opera, alla sua trama, credo che il punto forte sia l’ambientazione storica, gli anni ’70 appunto, le trame nere. Invece parlando proprio del libro in sé, per me il “meglio” è l’ultimo capitolo, con la descrizione di una Milano deserta, onirica, arroventata dal caldo estivo e quasi sospesa a mezz’aria. Il punto debole credo sia semplicemente il fatto che io sono solo un amatore della materia narrativa, non certo un fuoriclasse come vorrei essere; lo dico sinceramente, non per falsa modestia.

6) A quale personaggio ti sei di più affezionato ne " L’alito rovente del Drago "? E perché?
Il personaggio che domina il mio romanzo, e anche tutta la serie di raccolte “Milano noir” edita invece dalla fantastica casa Panesi Edizioni (2 volumi di racconti ambientati sempre negli anni ’70; e sta per uscire il 3°, in cartaceo ed ebook), non è l’Ispettore Stefano Battiston, come si potrebbe pensare; è la sua collega e compagna Samuela: un portento, una forza della natura come cuore, cervello e muscoli.

7) Ti ha aiutato l’utilizzo dei social network per la promozione?
Abbastanza, sì. Anche in questo però i miei attuali editori, in particolare Maura dell’Orto della Cultura e Annalisa Panesi, sono notevoli!

8) Stai lavorando a un nuovo libro? Se sì, può darci qualche anticipazione?​
A parte l’uscita del vol 3° dei Racconti “Milano noir”, per Panesi edizioni, di cui abbiamo già accennato e il cui titolo sarà “Indagini nella neve”, sto scrivendo con grande entusiasmo e divertimento per l’Orto della Cultura il 2° romanzo, un nuovo episodio di investigazione politica negli anni ’70, questa volta nei confronti del terrorismo rosso. I protagonisti sono sempre loro, Stefano & Samuela, tra Milano e Venezia (anzi, soprattutto Porto Marghera).

9) Ti ringrazio per il tempo dedicato, vuoi dirci ancora qualcosa?
Complimenti a voi per la vostra opera: la lettura, la cultura, la bellezza ci salveranno!

La redazione Gialli&Neri

mercoledì 10 novembre 2021

Intervistiamo Rocco Luccisano, lo scrittore di thriller che ci presenta "Petroleaks"


1) Benvenuto su "Gialli & neri", Rocco. Cosa significa scrivere per te?
Buongiorno a voi, e grazie per l’ospitalità. Scrivere può voler dire tante cose: sfogarsi, voler comunicare un’idea, un messaggio o trasmettere determinate sensazioni o emozioni. Tutto dipende dalle esigenze del momento. Per me è innanzitutto un esercizio mentale, un momento di evasione. Significa dare sfogo alla mia fantasia, stimolare quella creatività che mi permette di fuggire dalla ripetitività e dagli schematismi quotidiani. Vuol dire discostarmi per un attimo dalla realtà ed entrare in un mondo immaginario da me stesso plasmato ad occhi aperti. È creare una storia che catturi interesse: un intrigo, un mistero, un enigma che stimoli curiosità, una scena che possa sorprendere. È un viaggio nell’immaginazione in cui io sono colui che scrive ma anche chi legge; ciò perché per me scrivere una storia somministrando le proprie sensazioni e sfumature è solo la metà dell’opera. L’altra metà la scrive nella propria mente il lettore, il quale col suo punto di vista e con la sua propria esperienza definisce i luoghi, le scene e i personaggi e le loro espressioni. In definitiva, quando scrivo sono  anche e soprattutto il primo dei lettore dei miei libri, dalla cui lettura devo trarne soddisfazione affinché vadano in pubblicazione; altrimenti rimangono nel cassetto, come un pittore o uno scultore che non esporrebbe mai un quadro o una scultura di cui non è soddisfatto.

2) Quando hai pubblicato il primo libro? È stato difficile?
In giugno del 2019 ho pubblicato il romanzo d’esordio scritto nel 2018. Ho una pessima memoria, ma ricordo ancora la prima volta che presi carta e penna e comincia a prendere appunti e ad abbozzarne la trama. Le difficoltà non mancano mai, ma è l’esercizio a venirci in soccorso.
3) Quali sono gli ingredienti che servono in un thriller?
Sebbene un giallo o un thriller possa avere tante sfaccettature, dallo storico, al legale, al tecnologico, etc., direi debba essere sempre presente almeno uno tra suspense, mistero, tensione narrativa, psicologia specifica dei personaggi; e sempre la capacità di sorprendere. Tutti elementi che dall’esordio ad oggi ho cercato di rafforzare con sempre maggior incisività.

4) Da dove nasce la storia di "Petroleaks"?
I miei thriller contemporanei, compresi quelli scritti ma non ancora pubblicati, quasi sempre nascono dall’osservazione e analisi dell’attualità o degli ultimi decenni. In Petroleaks, la scintilla è scattata osservando il fenomeno delle migrazioni di massa degli ultimi anni nel Mediterraneo. C’è invece una particolarità, quasi “curiosità” in Pericolo all’Avana, dove è descritto uno scenario pandemico simile a quello attuale. Si potrebbe pensare che sia stato scritto quasi banalmente basandosi sull’attuale pandemia da covid-19. Invece è stato scritto nel 2018, nato dall’analisi della ciclicità delle epidemie virali (Ebola, Sars, etc.) dopo aver notato che la loro frequenza si è intensificata nell’ultimo decennio anni tanto da trovarci oggi di fronte a questo problema di dimensioni planetarie, proprio come nel mio primo romanzo.

5) Il punto forte? E di debolezza del tuo libro?
Il punto forte: la tensione, la suspense. Quello debole potrebbe essere il numero dei personaggi, la foltezza inziale. Pensando a una recensione letta, mi viene da pensare anche a qualche scena più cruenta del solito, comunque nulla al confronto di famosi libri, film serie tv.

6) A quale personaggio ti sei di più affezionato in "Petroleaks"? E perché?
Le due vedove, perché mostrano tutta la loro forza d’animo, la caparbietà, la fedeltà coniugale e l’attaccamento ai loro principi. Ma non posso non includere Mattia. La sua peculiarità fisica lo rende quasi unico, e comunque nel novero di pochi al mondo.

7)Ti ha aiutato l’utilizzo dei social network per la promozione?
In questo momento storico direi che è imprescindibile, come lo dovrebbero essere invece i libri e la lettura; ma più che i social network lo è diventato la tecnologia in sé e la sempre maggiore dipendenza ad essa. Volenti o nolenti, dobbiamo avere consapevolezza che è ormai uno stato di fatto e dobbiamo imparare a conviverci al meglio, con il giusto approccio e la dovuta educazione.

8) Stai lavorando a un nuovo libro? Se sì, può darci qualche anticipazione?​
Sì, è in uscita nei prossimi giorni un romanzo thriller e di avventura ambientato in un immaginario triangolo geografico tra il centro e il sud America, una spedizione archeologica sulle orme di un’antica leggenda precolombiana. Ho appena concluso un thriller dalle tinte nere ambientato nelle valli dell’Appenino ligure, anch’esso basatosi su una leggenda del luogo. Ma la cosa più importante è che vedo maturare la mia scrittura libro dopo libro, pagina dopo pagina.

9) Ti ringrazio per il tempo dedicato, vuoi dirci ancora qualcosa?
Dimenticavo. È in fase di ultimazione un thriller storico scritto a quattro mani che ha come protagonista un carismatico imprenditore sanremese realmente vissuto nella metà del Settecento, console onorario e spia della Corona inglese. Concludo facendovi i complimenti e augurandovi successo per questa vostra interessante realtà, nuova ma che vedo crescere a vista d’occhio sul web e sui social. Ad maiora.

Redazione Gialli&Neri 

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