martedì 9 novembre 2021

L'estratto di "Omicidio nel milanese" di Amato Salvatore Campolo


I° Capitolo - L’omicidio di Corsico
Filippo Gullì, detto “Pino” classe ‘58, era figlio di un artista calabrese, Pino ricopre il ruolo di Brigadiere presso la caserma dei carabinieri di Buccinasco. Un tipo serio nel suo lavoro ma nello stesso tempo un simpaticone. Siamo alla fine degli anni ‘90, abitava in un appartamento a Settimo Milanese con la moglie Concettina e la figlia Marta. Era in servizio da moltissimi anni ormai nella caserma dei carabinieri di Piazza Libertà 1. Sì, proprio a Buccinasco, una delle città con il più alto numeri di calabresi emigrati negli anni ’80 in cerca di lavoro, la maggior parte tutti originari di Platì e della Locride. 
le indagini del Brigadiere Gullì
Ma torniamo alla caserma, era un manufatto confiscato alla mafia che fu convertita appositamente per dare un segnale forte contro la criminalità. La mattina del 5 aprile del 1998 arrivò una chiamata dal reparto della scientifica per una segnalazione di un omicidio nei pressi di Corsico, cittadina poco distante dalla caserma.

Brigadiere un omicidio c’è stato – riferì l’appuntato Romano

Dove?! –

A Corsico, in via Leonardo Da Vinci, vicino il campo sportivo dovrebbe essere… –

Sì, sì… Baldo dai muoviti che dobbiamo uscire! – esclamò

Sì, Brigadiere –

A Corsico dobbiamo andare –

L’appuntato prese subito l’auto di servizio, una alfa 147, che all’epoca era una delle auto più “potenti” delle forze dell’ordine, premette l’acceleratore e sfrecciò come un razzo verso la destinazione e dopo una decina di minuti arrivarono a Corsico, sul luogo dell’omicidio.

***
Autore: Amato Salvatore Campolo 
Titolo: Omicidio nel milanese, le indagini del Brigadiere Gullì 
Prezzo: € 0,99 

L' estratto di Bolidi


Introduzione 
"Ho sempre pensato che la scrittura fosse uno dei modi più facili  per esternare determinate sensazioni. Tutto ciò che non sono mai riuscito a trattare nella vita, infatti, si è meravigliosamente materializzato su carta, al punto da sembrare quasi reale.  A tratti tangibile, in determinati casi. Iricordi, l'attualità e la quotidianità, poi, hanno fatto tutto il resto. Grazie a loro, e a un differente sguardo sul mondo che ci circonda, sono riuscito diverse volte a carpire situazioni che prima passavano inosservate e a costruire storie che mai avrei immaginato. A questa più ampia considerazione, si collega un altro fattore determinante per i miei scritti: l'horror. La domanda che spesso mi viene fatta è: Perché scrivere un libro un horror e non di un altro genere? La risposta è più che mai semplice. Ho sempre considerato il genere horror come il mezzo migliore per descrivere la nostra esistenza. Una sorta di metafora perfetta che non solo ci traspone un determinato aspetto in un mondo particolare, ma ci impone una riflessione più ampia su ciò che ci circonda. A tal proposito, il quesito che mi pongo sempre quando scrivo (o leggo) qualcosa in merito è:  Chi sono realmente i mostri che vengono rappresentati?  In sintesi, l'horror ha il merito di raccontare lo scorrere del tempo e renderlo, contemporaneamente, attuale tramite l'utilizzo di figure al di là di ogni immaginazione. Bolidi è la mia prima raccolta di racconti. Un qualcosa di molto personale, che si compone di un lavoro cominciato circa otto anni fa e concretizzato nel 2020 con la pubblicazione dei mie primi due romanzi (Far from Dead e Chi non terrorizza si ammala di terrore). Al suo interno sono presenti diverse storie,  nate ed evolute negli anni. Alcune di queste sono diventate dei romanzi (La ridente cittadina ha ispirato Chi non terrorizza si ammala di terrore), altre lo stanno per diventare.Altre ancora, magari, prenderanno in seguito strade differenti e rimarranno ancorate alla loro natura originaria. Sicuramente, ognuna di loro ha lasciato un segno indelebile nel mio percorso attraverso i personaggi e i luoghi descritti. Bolidi, inoltre, è un omaggio. Un omaggio a colui che più di tutti mi ha ispirato e che ha allietato diverse giornate sin dalla mia adolescenza: Stephen King. Il nome della raccolta non è casuale, ma riprende uno dei più grandi lavori dello scrittore di Portland. In Misery, difatti, Bolidi è il nome del romanzo che ha dato avvio alle disavventure del protagonista. Lo scrittore, preso dall'euforia (e dall'alcol) per aver terminato quello che considera un capolavoro,perde il controllo della sua auto e si ritrova tra le grinfie della sua fan numero uno, come ama definirsi fin da subito. Proprio per questo motivo, la raccolta di racconti assume un sapore del tutto particolare. Cha apre le porte a un nuovo esperimento letterario e mi proietta verso un differente percorso che ho, finalmente, deciso di approfondire dopo diverso tempo. Nella speranza che chi ha deciso di intraprendere questo viaggio assieme a me gradisca quanto creato, auguro buona lettura e buon divertimento con i dieci racconti presenti all’interno di questo libro.
 
Alessandro Falanga

Nerina Elena debutta col suo primo romanzo: "Le sirene di Sakhalin"

La trama

Venezia 22 marzo 200­7, il misterioso omi­cidio di un cittadino russo dentro il Mu­seo di Palazzo Grassi getta la città lag­unare nel caos. Ai piedi di Ulisse e le sirene, il meravigli­oso dipinto di Picas­so, viene ritrovato il corpo martoriato di un cittadino russ­o, Vladimir Ivanov. Due giorni dopo, a Parigi, la giornalista Juliette Fruchard si presenta davanti al prestigioso premio Pulitzer Michel La­urent, chiedendo di lavorare per la sua rivista. Il direttore decide di conceder­le un'opportunità e la spedisce a Venezia con il primo volo, affidandole proprio il "delicato" servi­zio giornalistico su­ll’omicidio nel muse­o. Ricostruire i fatti si rivela fin da sub­ito impresa ardua ma Juliette può contare sul suo intuito, sul suo talento, ma anche sull'amicizia con il rude e intriga­nte ispettore di pol­izia Bruno Capisaldi. Proprio quest'ultimo le permetterà di tr­ovarsi faccia a facc­ia con i pericolosi personaggi che fanno da sfondo alla vice­nda e a degli oscuri e mistici segreti. Possibile che la rea­ltà abbia risvolti più profondi di quelli percepibili dai ci­nque sensi? E che per sbrogliare questa intrigata matassa Ju­liette debba partire per l'isola di Sakh­alin per riconoscere, e capire, il canto delle sirene? E, in tutto questo, chi sarà capace di rubare il suo cuore tra l'­elegante e narcisista Michel e il bell'i­spettore di polizia? 

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Redazione Gialli&Neri

lunedì 8 novembre 2021

Vi presentiamo il I° volume di "Milano noir: le indagini del commissario Battiston"

Trama
Milano, anni ‘70, il suo centro, le sue periferie: un Ispettore di Polizia che ama molto il suo lavoro e moltissimo la collega che gli spediscono in “punizione” da Venezia. Sullo sfondo di una metropoli fascinosamente grigia, si dipanano tra nebbie, smog, brina e ombre lunghe queste prime inchieste di Stefano Battiston, un poliziotto serio, molto “italiano” e per nulla “americano”; e cresce il sentimento che lo unisce, in un trio di ferro, alla sua compagna Samuela, timida ma dotata di un karate micidiale, e al suo amico Antonio Vìcari, gentiluomo siculo che, dopo una vita di lavoro fianco a fianco, gli dà ancora del “voi”. Proprio come si usava una volta...
Sette racconti che ci portano per le strade di una Milano ricca di atmosfere diverse. Una scrittura fluida che ci conduce dritti al fulcro delle indagini. Due protagonisti a cui vi appassionerete fin dalle prime pagine.

Itinerari Gialli&Neri: Vigata, Montelusa e Marinella, le città immaginarie dello scrittore Andrea Camilleri.

I romanzi e la fiction Tv del "Il commissario Montalbano" hanno ridisegnato la mappa della Sicilia. Vigata, Montelusa, Marinella sono luoghi che non esistono nella realtà, ma solo nella mente (e nella penna) di Andrea Camilleri. Con tutto il successo che la Tv ha portato, tutta la provincia di Ragusa viaggia oggi tra realtà e fiction, motivo per cui è tanto amata dai turisti appassionati del genere, che oggi ovviamente affollano i luoghi del commissario di polizia più famoso d’Italia.

I luoghi di Montalbano

Ecco dove sono veramente le cittadine in cui sono ambientate le rocambolesche avventure di Salvo e dei suoi colleghi.

Vigata

La cittadina immaginaria è un insieme di location prese un po’ qua e un po’ là tra la provincia di Ragusa e di Agrigento. Chi arriva a Porto Empedocle troverà il cartello di benvenuto che indica “Porto Empedocle Vigata”. Per onorare Andrea Camilleri, autore dei romanzi nato proprio qui, e la fama derivatagli dal successo letterario, il Comune siciliano ha deciso di aggiungere al proprio nome anche quello della cittadina immaginaria. La Piazza del Duomo e la Chiesa di San Giorgio sono quelle di Ibla, la parte antica di Ragusa, così come molte delle strade. La Chiesa di Santa Maria delle Scale fa da sfondo a uno scippo nell’episodio Il gatto e il cardellino, e scorci del Giardino Ibleo si trovano in La luna di carta. Il Circolo di Conversazione di Ibla è stato il set delle scene dell’episodio L’odore della notte e la trattoria La Rusticana è quella che nella fiction si chiama Da Calogero.

Montelusa

È dove si trova il commissariato in cui lavorano Salvo Montalbano, Mimì Augello, Giuseppe Fazio e Agatino Catarella. Montelusa non esiste nella realtà, ma il commissariato è l’edificio del Comune di Scicli, sempre vicino a Ragusa, e la stanza del Questore Luca Bonetti Alderighi è nella realtà l’ufficio del Sindaco. L’indirizzo è via Francesco Mormina Penna, 2. Scicli è una bellissima città barocca e insieme ad altri sette comuni è nella lista delle Città tardo barocche del Val di Noto. Il suo centro storico è stato insignito del titolo di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco. Molte scene di Montelusa sono state girate ad Agrigento. Scrive lo stesso Camilleri: “Agrigento sarebbe la Montelusa dei miei romanzi, però Montelusa non è un’invenzione mia ma di Pirandello, che ha usato questo nome molte volte nelle sue novelle: l’Agrigento di oggi la chiamava Girgenti e anche Montelusa, e io gli ho rubato il nome, tanto non può protestare”.

Marinella

È dove c’è la casa del commissario Montalbano, con la sua splendida terrazza affacciata sulla spiaggia. Marinella è un nome inventato da Camilleri, ma quella che si vede nella fiction è Punta Secca, una frazione del comune di Santa Croce Camerina, a 20 km da Ragusa. Punta Secca è un piccolo borgo marinaro. La gente del posto lo chiama “a sicca” (la secca) probabilmente per la presenza di una piccola formazione di scogli di fronte alla spiaggia di levante. Il mare che si vede dalla terrazza e in cui nuota Salvo tutte le mattine è quello del canale di Sicilia. La casa di Salvo è in realtà un bed and breakfast e si trova proprio nel centro storico del borgo, in via Aldo Moro 44. Un tempo aveva un altro nome, ma dopo il successo della serie televisiva ha deciso di chiamarsi La casa di Montalbano. Giusto per non sbagliare indirizzo. Gli ospiti del b&b posso fare colazione sulla terrazza di Salvo e intrattenersi nel salotto che, nella fiction, viene trasformato nella stanza da letto del commissario. Per dormire invece si va in una delle quattro camere, tre delle quali al piano superiore, che non sono mai state mostrate in Tv. Per ora.

La bellezza della tranquillità

Ci sono alcuni posti che per loro stessa natura o per il carattere dei propri abitanti, inducono facilmente uno stato di rilassamento. La costa sud-orientale della Sicilia, affacciata sul Mar Mediterraneo e sull’Africa, è esattamente uno di questi luoghi. Ovviamente ci sono posti, come Marina di Ragusa per esempio, che sono rinomati per la vita notturna. Ma altri, come Casuzze, Punta Secca o Caucana, sono dei villaggi di pescatori dove il tempo sembra essersi fermato. Ed è probabilmente questo il motivo per cui molti di questi sono stati scelti come location per le riprese della serie dedicata a Montalbano. Questi luoghi catturano perfettamente l’atmosfera dei romanzi di Camilleri. Nonostante richiamino ormai un gran numero di turisti, che vengono soli o con tour organizzati, i paesi rimangono molto tranquilli  e mantengono la propria personalità.

La redazione Gialli&Neri


"Cave Bestiam" il giallo-storico ambientato nel XV secolo della scrittrice Giovanna Barbieri


Sinossi 
Carnevale 1484 d. C. Tra feste, scherzi carnevaleschi e misteriose strigarie gallesi, Goffredo è inviato a Venezia in una delicata missione di spionaggio, mentre Edmundo accetta di dare la caccia alla Bestia infernale che si nasconde nella bruma e sta trucidando i fanciulli lagunari. 

Stralcio
….Edmundo ricacciò indietro i ricordi e oscillò, prossimo allo svenimento, tuffando una mano nel borsello. Non aveva più il fisico per certe cose. 
Saldò il debito e sgusciò fuori dalla taverna, stringendosi il capo tra le mani. Sentì le onde leggere che s’infrangevano contro le sponde delle calli e i piccoli sandoli e mascarete, che i veneziani usavano per spostarsi nei canali, sbattevano contro gli argini. 
Tutto odorava di pesce marcio, d’acqua stagnante, d’alghe salmastre e di sale. Un odore spiacevole che restava in gola a lungo e si sforzò di non vomitare l’anima. 
S’appoggiò al muro di una casa, respirando a fondo, e all’improvviso ricordò il suono agghiacciante che aveva udito, prima di ritirarsi con la cortigiana. 
Il grido d’agonia e spavento che era riecheggiato a lungo. Anche la cortigiana era impallidita, terrorizzata, e l’aveva trascinato quasi di corsa dentro la topaia. Era sgattaiolata all’esterno solo all’alba.
«Un grande animale selvatico, di sicuro. Forse uno di quelli ammaestrati dai domatori, anche se di solito non sono rilasciati neppure di notte» borbottò scacciando le reminiscenze confuse e stringendosi il mantello pesante intorno al corpo. 

«Ti senti bene? Hai bisogno di un medico?» 

Edmundo piegò con affanno il collo verso l’alto, mettendo a fuoco l’uomo che gli aveva rivolto la parola: un giovane schiavo dell’est o un arsenalotto straniero, senza dubbio, considerata la sua stazza e l’altezza. 

«No, grazie. Ho solo bevuto troppo ieri sera. Mi riprenderò presto, non preoccuparti.»

Il ragazzone inarcò entrambe le sopracciglia, dubbioso, e si sistemò meglio la berretta sopra i riccioli chiari. «Stai attento al pericolo che riserva la notte. Traballare ubriachi in giro per le calli durante il Carnevale non è una buona scelta, soprattutto a causa del caligo.»

«Lo terrò a mente, sior…?» gli domandò, incuriosito dal suo atteggiamento. 

«Garric» rispose secco.

L'autrice 
Giovanna Barbieri nasce a Verona il 15/01/1974 e risiede ad Arbizzano di Valpolicella, comune di Negrar, Verona. Laureata in Scienze Politiche con indirizzo internazionale, per alcuni anni lavora come contabile e impiegata amministrativa. Dal 2014 lavora come editor freelance presso https://www.editorgiobarbieri.it/. Appassionata da anni di Medioevo, alto e basso, nel 2013 apre un blog a tema medievale, dove posta numerosi articoli riguardanti la vita del periodo. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati dai blog e siti di storia: Italia medievale, Il Medioevo non è stata un’epoca buia, Medioevo tra luce e buio; racconti; recensioni di libri e film e altro ancora.  


Redazione Gialli&Neri 


domenica 7 novembre 2021

"Petroleaks il complotto dell’oro nero" il meraviglioso thriller dello scrittore Rocco Luccisano

La trama

Eco e techno-thriller si combinano in un’insolita miscela di effetti adrenalinici. 

Natale 2010: in un parco della Costa Azzurra muore Margaret Cohen, vedova di un ingegnere di una compagnia d’idrocarburi e autrice di un libro-denuncia stranamente introvabile. 

Settembre 2011: un altro dipendente della stessa società petrolifera è vittima di un misterioso attentato. 2018: sette anni dopo, quando tutto attorno al colosso dell’oro nero sembrava essersi calmato, i suoi cinque amministratori cominciano a subire minacce di morte. Si tratta di un micidiale conto alla rovescia dichiarato da enigmatici messaggi. Questi, però, contemplano una sesta persona ignota. Chi? E quali misteri rivela tra le sue righe quel libro legandolo al destino dei manager? Nelle indagini il commissario Alexander Keeric sarà supportato dalla giovane Alessia Parisi e dall’esotica Tourria. Riuscirà a sfruttare al meglio l’antagonismo tra le due per fermare anzitempo quello spietato conto che sembra destinato a concludersi lungo i canali veneziani?

L'autore

Rocco Luccisano, nato alla fine degli anni Settanta al confine tra Italia e Francia, è laureato in Economia e Commercio grazie agli studi nei due Paesi. Durante e dopo la carriera universitaria ha vissuto alcune parentesi all’estero dove ha potuto arricchire un bagaglio di esperienze quotidiane utili alla scrittura. Padre di due figlie e un figlio, per motivi familiari oggi alterna la sua vita tra lunghi soggiorni in Europa e altri più brevi ai Caraibi. È autore di gialli e thriller che sconfinano nello storico, nel poliziesco e nell’avventura. Per la serie del commissario Keeric, ha scritto in tempi non sospetti (2018) e pubblicato in edizione italiana e spagnola Pericolo all’Avana – Il virus al servizio del nemico (2019), thriller sullo sfondo di una pandemia; Petroleaks – Il complotto dell’oro nero (2020), suspense e azione con tematica ambientalista, e Cacciatori di reliquie – Il viaggio segreto di Cristoforo Colombo (2021), ambientato tra Vaticano e Caraibi del XV e XXI secolo. Il thriller archeologico e d’avventura Spedizione proibita (2021) ne è il suo spin off. Per il ciclo della dinastia Kamate, il giallo esotico Namibia: terre violate – La maledizione degli Orisha (2019) di cui è pronto il nuovo episodio. 

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La redazione Gialli&Neri

sabato 6 novembre 2021

Il (Noir) Mediterraneo protagonista di violenza e criminalità organizzata

Suburra di
Bonini e De Cataldo
(ambientato a Roma)
Può il bacino del Mediterraneo venir rappresentato come un’unita criminale, nella quale si sviluppi una sorta di male oscuro, che corroda la società civile? La risposta è sì, poichè, nonostante le sfaccettature e le differenze culturali, sono parecchie le somiglianze che avvicinano le varie città che sono state protagoniste della stagione del noir mediterraneo.
Terra alta di
Javier Cercas
(ambientato a Barcellona)
Nel corso dei secoli, come scrive Sandro Ferri in un articolo intitolato “Azzurro e nero”, il Mediterraneo si è reso protagonista indiscusso della violenza e del crimine (sia reale che letterario). Basti pensare alle gesta degli eroi cantate nell’Iliade (una vera e propria “guerra mondiale” dell’antichità). Oppure collegarsi a crimini e omicidi illustri come quello nel quale venne coinvolto Giulio Cesare, ucciso per mano dello stesso figlio adottivo Bruto. La storia del bacino del Mediterraneo è segnata da scontri tra civiltà, dominazioni, soprusi e crimini mai dimenticati. E c’è anche un elemento culturale dominante: la faida.
Il termine faida deriva dal tedesco antico e descrive la possibilità per un uomo che ha subito un sopruso di vendicarsi attraverso l’uso indiscriminato della violenza. Traslato sotto il sole del Mediterraneo, il termine indica sovente quelle interminabili scie di sangue che caratterizzano i rapporti tra varie famiglie. Oggi la parola faida viene utilizzata per indicare le guerre che avvengono nella criminalità organizzata ma la pratica della “vendetta” è un uso diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo. La faida è un fenomeno che scaturisce da una forte denotazione culturale: il senso dell’onore. Il pastore che è stato derubato del bestiamo (abigeato), la donna violentata, l’uomo che è stato insultato, sono tutte situazioni nelle quali è giustificata (se non addirittura auspicata) la vendetta. L’onore è il valore più importante per una persona e anche solo la possibilità che questo venga infangato o messo in discussione rappresenta un’onta irreparabile, che può condurre all’infamia o all’allontanamento dalla comunità. Molto forte è l’immagine della donna corsa che affonda le dita nel corpo privo di vita del marito e che sporchi i visi dei figli con il sangue del padre morto, al fine di imprimere nelle loro anime il seme della vendetta. 
Chourmo di Izzo
(ambientato a Marsiglia)
Che la si chiami “venganza”, “venditta”, “desamistade”, “eksichisi”, “vilanza” o “minditta” (rispettivamente in catalano, corso, sardo, greco, siciliano e calabrese) la sostanza non cambia. Si tratta della risposta violenza perpetrata da un uomo nei confronti di chi gli ha fatto un torto. Questo forte sentimento di “salvaguardia” dell’onore avrebbe portato, nei corso dei secoli, alla creazione di infinite e radicate faide familiari. A Creta, nella regione di Sfakia, nel sud dell’isola, è ancora viva un’antica faida tra le due famiglie più importanti del luogo e si dice abbia portato all’uccisione di quasi 900 persone. 
Anime nere di
Gioacchino Criaco 
(ambientato in Calabria)
Il fattore culturale della faida è ovviamente una questione del passato anche se ancora oggi è possibile ascoltare i canti sull’onore e sulla vendetta personale. Esemplare è la canzone “Vendetta”, del gruppo sardo tradizionale “Coro di Usini”, le cui parole (tradotte) recitano più o meno così: “Il sangue sardo si ribella, io dovevo cercarlo e  compiere la mia vendetta. Aveva ucciso mio fratello, che era anche tuo figlio, o madre mia, l’assassino doveva pagare con la stessa moneta. Non si poteva sopportare tanto dolore, o madre mia. Io dovevo colpirlo malamente e l’ho massacrato barbaramente.”
Gomorra di
Roberto Saviano 
(ambientato a Napoli)
Oggi la situazione è differente. Il mondo è globalizzato e anche il bacino del Mediterraneo ha stravolto le sue tradizioni e la sua cultura. Oggi il crimine principale non è la vendetta o gli omicidi d’onore, bensì si parla di sofisticazione alimentare, traffico di stupefacenti, prostituzione, inquinamento indiscriminato, sfruttamento del territorio e infiltrazione della criminalità nel tessuto sociale. 
Non ha caso il bacino del Mediterraneo è considerata la zona dove c’è il maggior riciclo di denaro sporco a livello mondiale. Il flusso del denaro è costante e questo porta alla presenza di un gran numero di entità organizzate. E dove c’è qualcosa di oscuro c’è anche un autore pronto a raccontarlo. Questo è dunque il sottobosco culturale e sociale che ha dato il via alla nascita del “noir mediterraneo”.

La redazione Gialli&Neri                                            

Salvatore Gargiulo ci parla del suo romanzo "Le indagini del commissario Vallone"


1) Benvenuto su "Gialli & neri", Salvatore. Cosa significa scrivere per te?
Grazie a te per l’invito e per l’intervista. Oltre la passione per me scrivere è diventato una cura, ho bisogno di creare per superare delle difficoltà della vita.

2) Quando hai pubblicato il primo libro? È stato difficile? 
Il mio primo libro è stato nel 2010, ho creato un libro fotografico intitolato “Filo invisibile”. È stato un progetto per aiutare un’associazione di una malattia rara. Scrivere questo libro non è stato  difficile, perché essendo fotografo mi è stato facile produrre delle immagini di qualità e  inserirle  nel libro. Invece ,tutto è stato difficile quando ho pensato di creare dei racconti gialli. Quando si inizia una nuova attività non è sempre così facile come si pensa, ci sono tante situazioni da valutare e da imparare.

3) Quali sono gli ingredienti che servono in un giallo?
Gli ingredienti sono tanti, ma possono anche essere pochi, l’importante è che questi ingredienti si mettono insieme  in modo giusto per creare curiosità e coinvolgere il lettore nella trama.   

4) Da dove nasce la storia di "Le indagini del commissario Vallone"?
Questa è una bella domanda è difficile da spiegare. Le storie che scrivo sono tutte di fantasia. Ma le creo in modo da essere più realistiche possibile. Il commissario Vallone è nato mentre pensavo alla crudeltà dei pedofili, le  persone adulte che approfittano dei bambini innocenti. E questo mi fa rabbia.

5) Il punto forte? E di debolezza del tuo libro?
Personalmente non posso dirti che il mio racconto non ha punti deboli e né forti, sono i lettori che decidono il destino di un libro. Per me è fantastico.

6) Ti ha aiutato l’utilizzo dei social network per la promozione?
Credo di sì, ho conosciuto tante persone che mi hanno detto che il libro è piaciuto.

7) Stai lavorando a un nuovo libro? Se sì, può darci qualche anticipazione?​Ho molte idee, ma proprio in questi giorni è uscito un nuovo libro, un thriller mozzafiato ambientato in America intitolato: “La baia di Miami”.
8) Ti ringrazio per il tempo dedicato, vuoi dirci ancora qualcosa?
Grazie  a te e a  tutti i partecipanti del blog. L’ultima cosa che vorrei dire è che nella vita bisogna emozionarsi per fare emozionare. 

La redazione Gialli&Neri

"Terra nostra" un noir del XXI secolo che racconta le vicende di due clan calabresi

TERRA NOSTRA UN ROMANZO NOIR... "CALABRESE DOC"
Terra Nostra è il romanzo d'esordio stile giallo-noir dello scrittore Amato Salvatore Campolo, nato e cresciuto in un paesino della provincia di Reggio Calabria. Il libro, anche se di pura fantasia, proietta un’immagine ben specifica del fazzoletto di terra calabra che si affaccia sul mar Jonio in riva allo stretto, quella della vita di intere famiglie criminali: una vita di omertà, di violenza; ma anche di forti legami famigliari, dove le tradizioni non solo sopravvivono, ma diventano un punto di riferimento su cui orientare la propria esistenza. In questo viaggio nei paesi immaginari di Casalotto, Bovese e Trimpoli, conosceremo boss di vecchio stampo, criminali di “nuova generazione”, imprenditori corrotti, disoccupati disperati, cinici doppiogiochisti, picciotti e killer senza scrupoli. La dimensione “famigliare” è la chiave di tutto: sono descritti non solo i criminali, ma anche i loro fratelli, cognati, cugini, e soprattutto le loro donne; mogli, fidanzate, madri e figlie in “Terra Nostra” non sono solo figure di contorno, ma giocano un ruolo fondamentale, e senza di loro non è veramente possibile comprendere le motivazioni dietro i comportamenti criminali, le dinamiche che contraddistinguono i veri protagonisti del romanzo.

La trama
2008, litorale jonico; dopo le sanguinose guerre di ‘ndrangheta degli anni ’80, nei territori di Casalotto e Bovese emerge un nuovo “Capu Locu”. È Giovanni Romeo, gestore di un distributore di benzina sulla statale, che si avvicina al clan Macrì e estende negli anni successivi il suo controllo sulla zona: per auto rubate, litigi tra amici o spartizioni di lavoro, la gente del posto si rivolge a lui invece che alle forze dell’ordine. Ovviamente, le nuove attività richiedono la sua “protezione”, in cambio di appalti ad aziende amiche o assunzioni “su richiesta”; Capu Locu e i suoi uomini non lasciano quindi indisturbato un solo cantiere, che sia di un centro commerciale o persino di una chiesa, senza esitare a ricorrere a intimidazioni e perfino a sporcarsi le mani di sangue. Il nome di Giovanni Romeo, e dietro di lui quello dei Macrì, diventano sempre più importanti a Casalotto, e la festa patronale del 2010 diventa una consacrazione a tutti gli effetti per il “Capu Locu”.
Non a tutti, però, questa situazione va a genio: sicuramente non a Jessica Castaldo, “Maresciallo” fresca di nomina ma carismatica e determinata, in cerca di giustizia per suo padre, brigadiere rimasto ucciso pochi anni prima in circostanze poco chiare. Insieme ai suoi appuntati, il maresciallo si metterà sulle tracce degli uomini di Romeo e dei Macrì e dei loro crimini, con l’obiettivo di smantellare la rete di ‘ndrangheta locale. E non va a genio nemmeno a Domenico Tripodi, nipote di Giovanni Ferraro, boss della zona negli anni ’80 e in carcere dal decenni. Domenico, nonostante la sua giovane età, è scaltro e sa muoversi bene: aiutato dai suoi cari amici e da un colpo di fortuna in cui trova l’eredità del nonno, preferisce muoversi nell’ombra invece di stare sotto i riflettori come Capu Locu.
Ma gli equilibri sono destinati a cambiare. Il maresciallo, infatti, arresta alcuni degli uomini di Romeo per crimini minori e, nonostante la loro omertà, riesce a ricostruire l’intero giro di intimidazioni e aggressioni della cosca di ‘ndrangheta, portando all’incarcerazione di Romeo e dei Macrì nel 2012.

Il vuoto di potere che ne consegue sarà presto colmato da nuovi eventi: l’uscita dal carcere prima del padre di Domenico, Filippo, e del pluripregiudicato Giacomo Mancuso "u Geometra". “Terra Nostra” si conclude chiudendo l’arco narrativo dei personaggi principali, ma prospettando una nuova “minaccia” che incombe…
Raccontando l’ascesa e il declino di “Capu Locu”, ma descrivendo con vivacità i personaggi più disparati che lo circondano, Campolo descrive in presa diretta, con dialoghi brevi ma intensi, le "imprese" ma anche la vita quotidiana delle famiglie di ‘ndrangheta che gestiscono quel fazzoletto di terra calabra in riva allo Stretto. “Terra Nostra” è una crime story all’italiana che restituisce con grande credibilità l’atmosfera che si respira laddove la criminalità regna ancora sovrana nella rete imprenditoriale e nella stessa vita di paese.

IL ROMANZO TERRA NOSTRA È TRA I 200 LIBRI PIÙ BELLI D'ITALIA

Il romanzo Terra Nostra del giovane scrittore Amato Salvatore Campolo è stato selezionato al Concorso Letterario Tre Colori 2022 entrando n...