sabato 15 gennaio 2022

L'intervista esclusiva al noto giornalista Riccardo Bruni che ci parla del suo ultimo capolavoro "Chiusa nel buio"

1. Un benvenuto a Riccardo Bruni. Ti ringraziamo per la tua disponibilità e iniziamo subito con la prima domanda. Com’è nata​ l’idea del thriller "Chiusa nel buio"?
Durante il lockdown del 2020. Mentre, come tanti altri, mi dedicavo alla lievitazione di pani e focacce, tra una video chiamata e​ l’altra, ho continuato a lavorare, che nel mio caso può voler dire due cose: scrivere o pensare a cosa scrivere. Così ho iniziato a​ prendere appunti su una nuova storia, e ho capito subito che dovevo ambientarla proprio nel periodo in cui stavamo vivendo.​ Il che presentava una serie di complessità, a partire dal fatto che i contorni di quello che stavamo vivendo erano ancora incerti​ e questo rendeva complicato elaborare il tutto in una prospettiva narrativa. Ma non volevo aggirare il problema, e quindi mi​ sono posto questa sfida.​

2. Di cosa parla il tuo nuovo romanzo thriller?
Ci sono questi personaggi che si trovano ad affrontare il lockdown. Mi sono tenuto alla larga dagli aspetti più legati alla​ cronaca, perché quello che mi interessava era ricreare un ambiente domestico. Parlo di un virus, senza addentrarmi più a​ fondo. C’è Giulia, che già prima che arrivasse il virus era costretta in casa da una gravidanza a rischio. Vive in una casa ultra​ tecnologica con il suo compagno Andrea. Proprio di fronte a loro vive Teresa, una studentessa universitaria che passa le​ giornate al telefono con la sua amica Valentina, e poco distante si trova Edo, un fotoreporter, vecchio amico di Giulia, che sta​ lavorando a un servizio sulle strade vuote. Teresa è incerta se tornare o meno a casa, in Puglia, dato che l’università è chiusa.​ Sembra intenzionata a restare, ma un giorno invia un messaggio in cui dice di essere partita insieme a un’altra persona. Ma non​ arriva mai a casa. E allora Giulia, le cui giornate erano scandite dalla presenza percepita di Teresa dietro la finestra di fronte,​ non può fare a meno di cercare di capire cos’è successo. Solo che non può uscire di casa.​

3. Quale personaggio del tuo romanzo ti ha di più affascinato nel raccontarlo? Ci puoi svelare i suoi pregi e difetti?
Quando scrivi, ogni personaggio porta con sé una parte di te. Ed è difficile approfondire questo argomento senza rivelare​ troppo della storia. Sicuramente, Giulia è una persona molto complessa, con la quale condivido molti lati del mio carattere,​ compreso il tentativo di governare l’ansia con lo yoga. Al contrario di lei, però, ho un buon rapporto con la tecnologia​ domestica. Ma attraverso il suo punto di vista riesco a intravedere le crepe in un certo modo di pensare a questi aspetti del​ nostro quotidiano.​

4. Quale recensione ti ha colpito di più fino ad oggi di "Chiusa nel buio"?
Mi colpiscono tutte. Non lo dico per piaggeria nei confronti di chi le ha scritte, sul serio. Ognuno si esprime a modo proprio,​ ma quando sento che si è instaurata quell’empatia con il lettore, che rappresenta la magia della letteratura, le vibrazioni che​ quella consapevolezza provoca sono sempre straordinariamente forti. E questo vale sia quando leggo commenti e recensioni​ di lettori o blogger o giornalisti, sia quando mi arrivano messaggi privati o attraverso i social.​

5. Il tuo lavoro di giornalista per La Nazione ti dà un input sulla scrittura di thriller? Se sì spiegaci meglio.
Come giornalista, per un certo periodo mi sono occupato anche di cronaca nera e giudiziaria. Per cui ero quello che frequenta​ questure, caserme, tribunali e studi legali. Sicuramente è stata un’esperienza importante per me, per il modo in cui mi ha​ messo in contatto con un mondo parallelo al mio, che sembra distante anni luce e che invece ti scorre costantemente attorno.​ A parte questo, il giornale per me è sempre stato una palestra di scrittura fondamentale.​ ​

6. Ci sono altri nuovi progetti editoriali cui stai lavorando ? Se sì ci puoi anticipare qualcosa?
Di progetti ce ne sono molti, compreso un nuovo personaggio pensato per una possibile serie di storie, tra giallo e noir. Un​ investigatore privato. Ma sono solo progetti, per il momento, e non hanno ancora una forma abbastanza definita per parlarne​ apertamente. Ma credo proprio che là, in mezzo a tutti quegli appunti disordinati, tra note sul cellulare e taccuini​ scarabocchiati, ci sia già in qualche modo il mio prossimo romanzo.​

mercoledì 12 gennaio 2022

La bellissima storia di "Ovunque tu andrai, so che ritornerai" della scrittrice Angela De Tommaso

Descrizione
Esiste l'amore eterno? Può sussistere solo amicizia fra uomo e donna? Una relazione amicale può trasformarsi in amore? La crisi del nucleo fondante della società, la famiglia, è irreversibile? Il futuro dei giovani è nel ritorno ai borghi natii o è predestinato ad inseguire l'accelerazione della globalizzazione e della digitalizzazione della società? "Ovunque tu andrai so che ritornerai", fra l'attesa di una nuova estate e una nuova sessione d'esami universitari, è ricco di riferimenti di comune attualità, inglobati nel nostro vivere freneticamente il quotidiano: dalla messaggistica che ci rende sempre connessi con tutti e sconnessi con noi stessi alla musica - veri e propri tormentoni farciti di neologismi - sparata "a palla" da device di ultima generazione; dalla ricerca della movida notturna e del locale o della compagnia da scegliere alla segmentazione sociale fra friendzone ed eterna morada di Saramago memoria...

La trama. 

La protagonista, Veronica è una ragazza timida e sensibile, vive a Ginosa un piccolo borgo della Puglia in provincia di Taranto. E’ solare e ama la vita, anche se è resa difficile da un complicato rapporto con la madre dovuto a un terribile passato che condiziona la sua esistenza e quella di sua figlia. Ha un ragazzo di nome Cristian del quale è follemente innamorata e un caro amico di nome Gabriele. La vita presto la metterà a dura prova e si ritroverà a superare mille ostacoli. Il suo unico grande amore si rivelerà una delusione, ma nonostante tutto lei non riuscirà mai a dimenticarlo. La sua amicizia con Gabriele, lunga quasi dieci anni, inizierà a vacillare. Sarà in grado Veronica di chiudere con il passato e aprire le porte a una nuova vita che mai si sarebbe immaginata? Riuscirà a risolvere i problemi con sua madre o il loro rapporto si complicherà ulteriormente? Un periodo di grandi cambiamenti attende la giovane protagonista di “Ovunque tu andrai, so che ritornerai” che tra amicizie, amori, tradimenti, gioie e delusioni, conoscerà una nuova sé stessa. Un’amara scoperta sta per arrivare nella sua vita, mentre un’altra la sconvolgerà così tanto, da dover cambiare tutti i sui suoi piani futuri.

L'autrice
 
Angela De Tommaso, del 1987, vive in un piccolo paese della Puglia, Ginosa (TA).
La passione per la scrittura arriva all’improvviso, con un computer davanti in cui inizia a descrivere emozioni e sensazioni, sogni e realtà dei giovani, il tutto amalgamato alle problematiche che attanagliano le nostre vite come il razzismo, il bullismo, il rapporto tra i genitori e figli, amicizie pericolose, amori turbolenti, missioni di pace e tanto altro ancora. Da piccola, quando non riusciva ad addormentarsi, la sorella le raccontava fiabe di cui doveva inventare il lieto fine; così, immaginando di essere una principessa e di essere salvata da un principe, pian piano si  addormentava. Col tempo quelle fiabe si sono trasformate in racconti più realistici che, crescendo, ha deciso di mettere per iscritto; è nato così il suo primo romanzo, “Quell’anno a Parigi”.
Nei suoi romanzi usa un linguaggio fresco e giovanile, facilmente comprensibile. Con il suo secondo lavoro, “Ovunque tu andrai…”, si è classificata terza nella categoria “Narrativa Edita” del premio letterario “Rita Scarcella Blasi”, tenutosi a Taranto nel 2013.

domenica 9 gennaio 2022

Premio Letterario Città di Lugnano - 2022


 

2022: I SOPRAVVISSUTI (film 1973) è una coincidenza o premeditato?


La trama del film 
Anno 2022: la Terra è devastata dall'inquinamento e dalla sovrappopolazione. L'ambiente naturale non esiste quasi più e il clima è torrido. Le stagioni si sono ridotte a una perenne estate con oltre 30 °C di temperatura. New York è un formicaio di 40 milioni di abitanti pressati in fatiscenti condomini, il dominio tecnologico e il consumismo sono tramontati perché gli oggetti che hanno prodotto stanno cadendo a pezzi, per mancanza di ricambi; manca spesso la corrente elettrica; cibo e acqua sono razionati.
I poveri vivono dentro automobili e dormono sulle scale dei palazzi. Un prete fa beneficenza alla povera gente mettendo loro a disposizione uno spazio dove dormire per terra in chiesa. Nei quartieri ricchi la situazione è migliore, c'è l'aria condizionata, l'acqua corrente, la televisione a circuito chiuso, un maggiordomo di palazzo. Le donne più giovani e belle fanno parte della "dotazione" dell'appartamento. Solo i benestanti possono permettersi una spesa di cibo normale come un gambo di sedano, qualche mela, un pomodoro, mentre la carne, molto rara, è venduta a prezzi proibitivi.
Proprio il cibo è il problema maggiore dell'umanità. L'unica risorsa diffusa rimasta è il Soylent, gallette nutritive di vari colori. La pubblicità afferma che il plancton è la materia prima del Soylent Green, l'ultimo prodotto della ditta Soylent, destinato a diventare il principale alimento della popolazione con l'inaridirsi della terra. Allo scopo di alleviare il problema della sovrappopolazione il governo ha da tempo legalizzato il suicidio assistito: a questo scopo sono stati creati i Templi, luoghi dove la gente può recarsi a morire in un ambiente confortevole.
Thorn è un poliziotto non integerrimo ma dedito al suo lavoro. Vive con l'anziano Solomon Roth (Sol), uno specialista nelle ricerche in biblioteche e archivi. Sol vive nel quartiere povero ed è abbastanza vecchio da ricordare com'era il mondo prima che l'inquinamento lo devastasse.
Un giorno a Thorn viene assegnato il caso dell'omicidio di William Simonson, un facoltoso membro del consiglio di amministrazione della Soylent. Durante l'ispezione della scena dell'assassinio, Thorn si preoccupa soprattutto di saccheggiare la casa della vittima, ma sospetta subito che non si tratti di una rapina. Interroga la guardia del corpo di Simonson, Tab Fielding, e la sua "dotazione", la bella Shirl. Seguendo i due come pista, Thorn si rende conto che Fielding vive in condizioni che sembrano troppo agiate per una semplice guardia del corpo, e Shirl - di cui egli approfitta fisicamente - gli confessa che Simonson era gravemente depresso e si era andato a confessare in chiesa più volte.
Ben presto si accorge che qualcuno dell'ufficio del governatore sta facendo pressioni sul suo caposezione per insabbiare il caso e, quando quest'ultimo rifiuta di chiudere le indagini, un sicario, durante un tumulto, tenta di ucciderlo, ma senza successo, poiché il killer viene schiacciato da una ruspa impiegata per reprimere la rivolta. Thorn si fa allora curare da Shirl, con la quale sta nascendo un sentimento che entrambi sanno essere impossibile, e poi decide di andare da Padre Paul, il parroco cattolico a cui Simonson aveva confessato un oscuro segreto, e tenta di interrogarlo, ma inutilmente. La mattina dopo il prete viene assassinato da Tab Fielding.
Intanto Sol consulta l'Ente Supremo - ciò che resta del sistema giudiziario statunitense - per interpretare due libri trovati da Thorn a casa della vittima: si tratta di un rapporto riservato della Soylent, che parla dell'esaurimento delle riserve mondiali di plancton e pone in dubbio la composizione del Soylent verde. Sconvolto dalla rivelazione, Sol decide di recarsi al Tempio. Thorn lo raggiunge, ma è troppo tardi per opporsi al suicidio del suo amico, che ha bevuto una sostanza che provoca eutanasia nel giro di 15 minuti. Solomon fa in tempo a informarlo della sua scoperta e gli chiede di trovare le prove della truffa della Soylent. Il corpo di Sol viene caricato insieme a tutti gli altri in camion che li trasportano in impianti di smaltimento fuori città.
Thorn si nasconde su un camion che entra in un impianto di smaltimento e, durante l'ispezione, scopre che i cadaveri umani sono la materia di cui è costituito il Soylent verde. Poco dopo Thorn viene scoperto da due uomini e fugge fino all'Ente Supremo, che è però piantonato da alcuni sicari della Soylent capitanati da Tab Fielding. Il poliziotto riesce a raggiungere la chiesa, uccide i sicari, compreso Fielding ma, ferito e agonizzante, non fa altro che rivelare al suo superiore accorso appena in tempo la verità: l'ultima risorsa umana, il Soylent, è fatta con i cadaveri. Thorn viene quindi trasportato fuori dalla chiesa urlando dalla barella alla folla che lo circonda, senza che questi diano l'impressione di capire.

La produzione 
La sceneggiatura venne scritta in base al romanzo Largo! Largo! di Harry Harrison (1966), ambientato nell'anno 1999 con le tematiche della sovrappopolazione mondiale e dell'esaurimento delle scorte alimentari in primo piano. Ad Harrison venne proibita per contratto ogni intrusione di carattere creativo nella stesura del copione, avendo la MGM acquistato da lui i diritti. Egli discusse dell'adattamento del suo romanzo nel libro Omni's Screen Flights/Screen Fantasies (1984), dichiarandosi soddisfatto a metà del lavoro svolto dagli sceneggiatori di Hollywood.
Nel romanzo si fa riferimento alle "bistecche soylent", ma non viene mai nominato il "Soylent verde", le gallette alimentari che si vedono nel film.
Questo fu il 101º e ultimo film di Edward G. Robinson; l'attore morì di cancro 12 giorni dopo la fine delle riprese, il 26 gennaio 1973. Heston affermò che nessuno era a conoscenza della malattia di Robinson durante la lavorazione della pellicola, ma che egli venne a sapere che l'anziano attore fu portato via a braccia dopo aver girato la scena della morte del personaggio di Sol Roth, in quanto troppo debole per alzarsi da solo. Robinson aveva già lavorato in precedenza con Heston nel kolossal I dieci comandamenti (1956) e durante le prove per il trucco del film Il pianeta delle scimmie (1968). La scena della morte di Sol Roth contiene musica sinfonica diretta da Gerald Fried e consiste di brani tratti dalla Sinfonia n. 6 (Patetica) di Čajkovskij, dalla Sinfonia n. 6 (Pastorale) di Beethoven, e dal Peer Gynt (Il mattino e La morte di Åse) di Grieg.


mercoledì 5 gennaio 2022

Il thriller "Secondo cerchio" dello scrittore Roberto Saladino

Sinossi

Sabine e Samantha sono fidanzate da due anni; hanno una vita scandita dal lavoro e da cene in compagnia dei loro amici, Adriana e Mario, coppia esemplare, e Patrick, allegro dongiovanni. Tutto all’apparenza sembra perfetto. Ma quando Patrick le accompagna per la prima volta in un club privé, le due ragazze scoprono un mondo nuovo, arrivando a chiedersi quali siano i loro più intimi desideri. È in questo luogo di piaceri che si nasconde il pericolo. Un serial killer prende di mira le due ragazze, lasciando dietro di sé una scia di sangue. Nella ricerca del loro aguzzino, Sabine e Samantha affronteranno misteri del passato e omicidi irrisolti, trovandosi pian piano al centro dell’orrore.

L'autore 
ROBERTO SALADINO, classe 1981. Nato a Bolzano, città dove tuttora vive, è diplomato in elettronica e telecomunicazioni. Sposato e padre di due figli, appassionato di cinema, musica e cucina. Secondo cerchio è la sua seconda esperienza con la scrittura, dopo L’altra parte di me (2015).

sabato 1 gennaio 2022

L'estratto del libro "Blu perfetto" di Milena Rega

LA TRAMA
Un romanzo per riflettere sull’Italia di oggi. La speranza di un futuro roseo. Questi sono gli ingredienti che hanno portato l’autrice nel suo immaginario ad una società migliore e quasi perfetta. L’italia, in questo futuro piuttosto remoto, ha ritrovato finalmente il suo equilibrio e soprattutto la sua indipendenza economica che porta la Nazione ad essere uno stato ricco e fiorente. Claudio Samori, il ministro più amato e sostenuto dal popolo italiano ma anche il più odiato dagli avversari politici, si ritroverà coinvolto, assieme all’affezionata sorella Delisa, in una vicenda straordinaria dove la realtà supera la fantasia.

L'ESTRATTO DEL LIBRO


L'AUTRICE Milena Rega, nasce a Rimini il 9 maggio 1979, ma da anni vive nella vicina Riccione. Fin da ragazzina coltiva la passione per la letteratura e la scrittura e a sedici anni inizia a scrivere romanzi di genere thriller e noir. A diciotto ha pubblicato il suo romanzo d'esordio: "Le farfalle dorate"(1997), di seguito "Proserpin" (2011) con la casa editrice SNC Edizioni, "Balli di sangue" (2020) con 0111 Edizioni e "Blu perfetto" (2020) con la casa editrice WritersEditor.

venerdì 17 dicembre 2021

"Il contagio" : il meraviglioso romanzo di una Roma negli anni di "mafia capitale"

Sinossi
Per me ormai Roma è questa, non quella del Pantheon o di piazza Euclide; non i monumenti di gesso che si ammirano dal Gianicolo, né il giro di cupole e campanili che disegnano i gabbiani dalla Terrazza Olivetti. La Roma che per lui era straniera, da volerci quasi il visto per entrarci, è ormai straniera anche per me: non mi restano che le borgate, ma le borgate senz'anima perché l'anima delle borgate era lui. Per gli altri sono "il professore", detto con stima e ironia - il "buana" bianco che non conosce le usanze, il pollo da spennare, il gay attivo che comunque si inchiappettava uno dei loro, la persona di rispetto a cui chiedere il parere su un'irregolarità amministrativa o informazioni su un episodio storico: tra le identità che ho assunto nel tempo, mi pare una delle più accettabili. Il progetto meno opaco che riesco a formulare è trasferirmi all'estero, in una geografia immaginaria dei paesi in cui mi è stato concesso di far l'amore con Marcello (più o meno come in quei giochi dove si ricostruisce una figura congiungendo i punti con un tratto di penna); mezzo per caso mezzo per volontà, la parte di mondo che mi sarebbe consentita ha ai suoi vertici Chicago e Sharm el-Sheikh, Amsterdam e Abu Dhabi, Rio de Janeiro e Barcellona, Cuba e Berlino - il territorio in cui l'ho posseduto è libero dai mostri. Il romanzo più estroverso di Walter Siti torna in libreria con un Post scriptum inedito dell'autore.

Recensione
Un professore per amore di un culturista contagiato da un’umanità schiava del consumismo

"Andrea Cortellessa, Tuttolibri - La Stampa"

Diranno i posteri se la trilogia compiuta da Walter Siti due anni fa con Troppi paradisi è davvero il monumento che non solo a me appare; ad esempio per Giorgio Ficara - sullo scorso Tuttolibri - Siti è l'esempio del «romanziere italiano contemporaneo» che «ha rinunciato alla continuità con se stesso, con la sua stessa letterarietà e i suoi fondamenti». C’è da scommettere che Siti sarebbe d'accordo, facendosene anzi un titolo di merito. (Ma il tramonto «scenografico» citato a suo carico da Ficara non è che uno dei «colori da videogioco» del paesaggio di borgata. Un esempio dell'infallibile consapevolezza di Siti dell'inautenticità da lui rappresentata; una marca del suo stile, dunque.)
Della sullodata trilogia Il contagio è insieme la continuazione e l'abiura. Se lì la lente era sulla «sperimentalità» di un io ingrandito sino all'iperbole - la più sottile delle finzioni - qui le prime centosessanta pagine stordiscono con una narrazione tutta in terza persona, pressoché depurata da digressioni «saggistiche» e autobiografiche. L’invasivo io della trilogia è ridotto a figura sullo sfondo, comparsa fra le innumerevoli che formicolano parossisticamente sulla tela: è «il professore», per formazione e milieu estraneo all’ambiente in cui s’è voluto immergere - se l'è voluto anzi «inoculare», sperimentalmente esponendosi al «contagio», appunto - per amore del culturista Marcello, già memorabile deuteragonista di Troppi paradisi. Mentre lui, il «professore», è presentato «astratto nella sua metafisica», la realtà descritta - la plaga mucillaginosa, per dirla con l'Istat, di un’umanità schiava del consumismo mediatico sino alla tossicodipendenza - è tutta e spietatamente fisica: senza i piani ulteriori, filosofici, ideologici, persino religiosi, che connotavano la trilogia. Rispetto a quell'espressionistica conduzione tutta «in soggettiva», non c'è dubbio che questa sia pure esasperata oggettività retroceda a una cifra naturalistica. Naturalistica è del resto pure la struttura della prima parte, che usa - come baricentro, batisfera in questi orizzontali Sargassi umani - uno stabile sito nell'immaginaria Via Vermeer, dei cui abitanti si narrano appunto le vicende. Con un doppio omaggio, dunque: allo Zola più entomologico, quello di Pot-Bouille (del comportamento dei borgatari si dice che è più della «colonia» che non dell'«individuo») e all'«elogio del quotidiano», per dirla con Todorov, del grande descrittore fiammingo.
La seconda parte, per fortuna, scompiglia le carte: oltre a due veri e propri saggi, sull’antropologia delle borgate e sul significato simbolico della cocaina, s’incastonano altri materiali spuri che fanno esplodere la struttura naturalistica riammettendo anche, a sorpresa e non senza squilibri, la scrittura in prima persona: ora sentimentalmente survoltata al resoconto accorato di tutti i disinganni patiti. Soprattutto c’è l'episodio vertice del libro, Viaggio in Olimpo, che finalmente si concentra su un personaggio, il piccolo spacciatore Mauro, narrandone l’abortita educazione sentimentale e culturale (una specie di Martin Eden incompiuto, che scaraventa sulla borghesia intellettuale di sinistra tutta l’acrimonia di una plebe di destra finalmente libera di compiacersi tale: «Vi rendete conto che non fate altro che proibire?… non l'avete ancora capito che la gente vuol partecipare allo schifo?»). È la chiave del libro: che lo sottrae allo schematismo sociologistico (a Siti una volta diagnosticato da Daniele Giglioli) nonché al partito preso «realistico».
La formula magica di Troppi paradisi, che gli ha attirato anche non pochi avversari, era una sorta di epochè ideologica e morale: sul fango dell’umanità post-reale non ci si permettevano giudizi di sorta. Non che ora questi risuonino, per carità; ma la desolazione amarissima - di una sinistra sconfitta e schiava di una «volontà» che non trova più corrispondenza nel reale, di una destra vittoriosa ma non meno schiava di una realtà priva d’«intenzionalità» - qui davvero non ammette riscatto. Non è solo il «paesaggio», questa «poltiglia» che «non smette di arrendersi» (come Siti una volta definisce la «sua» borgata): siamo tutti noi. Non solo, si capisce, nella città che ha visto la resistibile ascesa del Sindaco-Duce.

L'autore
Walter Siti (1947, Modena)
Critico, letterato, saggista italiano.
Formatosi alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ha insegnato nelle Università di Pisa, Cosenza, L'Aquila. È il curatore delle opere complete di Pier Paolo Pasolini. Tra i suoi libri ricordiamo: Scuola di nudo (Einaudi, 1994), Un dolore normale (Einaudi, 1999), La magnifica merce (Einaudi, 2004), Troppi paradisi (Einaudi, 2006), Il contagio (Mondadori, 2008) - dal quale viene tratto un film nel 2017 -, Autopsia dell'ossessione (Mondadori, 2010), Resistere non serve a niente (Rizzoli, 2012, vincitore del Premio Strega 2013), La voce verticale. 52 liriche per un anno (Rizzoli, 2015), Bruciare tutto (Rizzoli, 2017)
Nel 2007 è stato finalista al Premio Bergamo; nel 2009 ha vinto il premio letterario Dedalus. Dal novembre del 2008 tiene sulla «Stampa» di Torino una rubrica di televisione intitolata La finestra sul niente.
Ha scritto anche diversi racconti, tra i quali: Benvenuta Rachele (in Questo terribile intricato mondo. Racconti politici, Einaudi, 2008), Walter Siti incontra Ercole (in Corpo a corpo. Interviste impossibili, Einaudi, 2008), Requiem per una sceneggiatura non scritta (in Malaitalia. Dalla mafia alla cricca e oltre, Guanda, 2010).
Tra i suoi saggi si ricordano: Il realismo dell'avanguardia (Einaudi, 1975), Il neorealismo nella poesia italiana. 1941-1956 (Einaudi, 1980), Il canto del diavolo (Rizzoli, 2009) e Il realismo è l'impossibile (Nottetempo, 2013).
Ha pubblicato inoltre su varie riviste italiane e straniere («Nuovi argomenti», «Paragone», «Rivista di letteratura italiana» e altre) saggi su Montale, Penna, Pierpaolo Pasolini e sulla poesia italiana contemporanea.

Un estratto di "Polvere e cenere" della scrittrice Samantha Colombo

La trama
Il 16 ottobre 1896, la vita di Gloria Galt cambia. Di nuovo. Dopo aver vissuto molti anni lontana dal Surrey, approda sulle coste inglesi e giunge a Londra, la città più moderna e cosmopolita del mondo. Il soggiorno, legato a impegni lavorativi, si trasforma in un incubo: la sua carrozza viene presa d’assalto da una banda di criminali, il vetturino ucciso e del suo compagno di viaggio si perdono le tracce. Rifugiatasi nella casa della misteriosa famiglia Ravensdale, viene a scoprire di essere ritenuta l’unica colpevole dell'omicidio. Costretta a nascondersi nell’East End, inizia un percorso di rinascita e consapevolezza. Tuttavia, ben presto, i ricordi e il passato doloroso e oscuro di Gloria riaffiorano.

Prima parte - Il ritorno
Bermondsey
Si precipitò all’esterno. Corse via, divincolandosi da una stretta di tabacco e sudore che le rubava il respiro e, in un attimo, la folla assiepata in quella bettola le fu alle spalle. Con uno scatto si era ritrovata lì, l’aria pungente della sera a lambirle il volto, le unghie conficcate nel legno scuro della vecchia ringhiera, divorata dalle nebbie e dall’acqua del fiume. Appena pochi piedi sotto le suole e più giù, oltre quelle assi precarie, il Tamigi si infrangeva contro i piloni di sostegno, artigli senza tempo che si aggrappavano scricchiolando al fondale. Avvertiva le gocce di quell’acqua fetida e tumultuosa raggiungere le sue guance; le onde si increspavano a ricordarle la loro temibile forza, a reclamare il tributo di una nuova anima disperata e sola. Alcune chiatte ormeggiate danzavano in balia della corrente, insetti neri e lucidi che si confondevano nella penombra. Respirava ancora a fatica, guardandosi intorno nella notte rischiarata dalla luna piena e dalle fioche luci di Bermondsey, quella sera di metà maggio del 1897. Lontani, di fronte a lei, i moli di Wapping tagliavano la notte con i profili maestosi, custodendo nel loro ventre i tesori del fiume più ricco al mondo, in un luogo dove ogni carrucola e ciascun carrettiere diventavano ingranaggio di un inarrestabile commercio. In quell’istante, mai come allora, si sentì imprigionata, oppressa come le vecchie case intorno, contorte tra assi marcescenti e mattoni velati di fuliggine. Erano lì, in strenua resistenza all’inabissarsi nel fiume, a soffocare i lumi che fendevano la foschia, monoliti di una vecchia
Londra sudicia e corrotta che no – lo sapeva fin troppo bene – non era affatto scomparsa. D’un tratto, un ubriaco spuntato da chissà dove iniziò a emettere borbottii senza senso, incespicando sulle vicine scale logore che scendevano dritte nel fango della riva, già pronte per essere inghiottite alla prossima alta marea. Tanto bastò a spaventarla, a far sussultare lei, che il coraggio aveva imparato a indossarlo come l’abito migliore. Fu attraversata da una paura che dalle viscere risaliva direttamente in gola, a distogliere la sua attenzione da quel paesaggio derelitto intento a sopraffarla, e già con il busto aveva finito per sporgersi più del dovuto. In quell’istante le fu chiaro che tutto stava cambiando. Chiudendo gli occhi, quel nome appena intravisto, stampato con inchiostro nero sulla carta di un giornale e impresso in modo indelebile nei suoi occhi, riaffiorò in un sussurro che si perdeva nella notte. «Hawkesworth!».

L'autrice 
Samantha Colombo è nata a Busto Arsizio nel 1980. Laureata in Etnomusicologia, si occupa di editoria digitale, collabora con riviste musicali ed è consulente per un quotidiano. Con un nome le cui origini letterarie si perdono in tempi remoti, vive da sempre in bilico tra presente e passato, forse anche per questo motivo le pagine che scrive compiono un viaggio a ritroso nella storia. Ha pubblicato diversi saggi e racconti, Polvere e cenere è il suo primo romanzo. 

martedì 14 dicembre 2021

Buone Feste da Gialli e Neri


 

Un anno e mezzo con "Il Signore di notte"

Oltre ai tradizionali festeggiamenti, la fine dell’anno coincide anche con i bilanci e non solo quelli economici. In particolare quello del libro Il Signore di Notte, un libro giallo ambientato nella Venezia del 1605, è insolitamente lungo perché abbraccia un periodo di diciotto mesi, cioè da quando è stato pubblicato.
I lettori lo hanno definito appassionante, avvincente, interessante, coinvolgente, di spessore storico e addirittura istruttivo, con riferimento in tal caso alle informazioni storiografiche che contiene. Infatti, pur restando un giallo fitto fitto con una trama di pura fantasia, nel racconto rivivono personaggi realmente esistiti all’epoca e divagazioni su usi e costumi dell’antica Venezia, fatti e fatterelli, aneddoti e perfino favole. Il tutto contestualizza il racconto e aiuta il lettore a calarsi nell’atmosfera della città dei dogi tra la fine del Rinascimento e l’inizio del Barocco. Come la corposa bibliografia in coda al libro testimonia, questo ha comportato un certosino lavoro di documentazione per collocare fatti e interpreti al posto giusto e nel momento giusto.
Poi ci sono le recensioni, le segnalazioni e i rilanci delle notizie da parte dei media che hanno sfiorato quota trecento.
La trama scorre agile fin dall’inizio, quando in una misera casupola viene rinvenuto il cadavere di un nobile sull’orlo della rovina. Sul luogo si precipita il protagonista, Francesco Barbarigo, uno dei sei Signori di Notte, magistrati e insieme capi della polizia, tutori dell’ordine pubblico in città. Sulle prime pensa che il caso sia una passeggiata, ma presto le cose si complicano tra scontri, agguati e nuovi omicidi o quelli che riemergono dal passato.
La figura del Barbarigo sta agli antipodi rispetto a quelli di certi investigatori ai quali TV e letteratura gialla ci hanno abituato, quelli che sanno tutto, che capiscono tutto e risolvono tutto. Lui invece è pasticcione, goffo, confusionario, inesperto e pure arrogantello. A volte fa sorridere per i suoi esilaranti fallimenti, altre infastidisce. Indaga a casaccio sull’onda dell’improvvisazione o si lancia in congetture improbabili. È anche un uomo complicato, contorto, sempre indeciso e preoccupato di salvare la faccia, mentre a getto continuo affiorano in lui brutte reminiscenze di un passato che non riesce a buttarsi alle spalle.
Per lo più incappa in una relazione strampalata con una dama tanto bella quanto indecifrabile. Vorrebbe fosse un rapporto disinvolto, giusto per il proprio comodo, ma lo assale la paura dell’innamoramento, situazione che ha già vissuto e con mai assopito dolore. Il timore di perdere la dama da una parte e quello di ripetere la brutta esperienza dall’altro gli procurano nuove angosce oltre a quelle che già lo divorano a causa degli impicci delle indagini nelle quali si è infilato.
In soccorso dell’investigatore improvvisato accorre un capitano delle guardie che ha tutta l’esperienza che a lui manca. Il connubio tra i due porterà alla risoluzione del caso, ma dovranno penare un bel pezzo per arrivarci.

Redazione Gialli e Neri

IL ROMANZO TERRA NOSTRA È TRA I 200 LIBRI PIÙ BELLI D'ITALIA

Il romanzo Terra Nostra del giovane scrittore Amato Salvatore Campolo è stato selezionato al Concorso Letterario Tre Colori 2022 entrando n...