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domenica 5 dicembre 2021

L'intervista: il successo della scrittrice e regista siciliana Valentina Gebbia, con la serie TV "Mangiaracina Investigazioni"

1. Un benvenuto a Valentina Gebbia su Gialli e Neri. Ti ringraziamo per la tua disponibilità e iniziamo subito con la prima domanda. Com’è nata l’idea della serie TV "Mangiaracina Investigazioni"?
Realizzare la serie TV “Mangiaracina Investigazioni” è stato il compiersi di un sogno iniziato venticinque anni fa, quando ho dato una svolta radicale alla mia vita e ho scritto il mio primo romanzo, “A qualcuno piace il caldo”, del quale ho pagato le spese di pubblicazione contro il parere di tutti, e che, però, mi ha aperto una nuova strada, quella che mi urgeva dentro da quando ero bambina: essere una scrittrice. Ho inventato la stramba famiglia Mangiaracina che s’improvvisa investigatrice per cause di forza maggiore e da lì non mi sono più fermata, pubblicando il resto della serie e numerosi altri romanzi e racconti in antologie prestigiose, anche con editori di fama internazionale. Un mio libro sugli sbarchi di migranti a Linosa, “Metà bianchi metà neri” è stato adottato come libro di testo in Germania nel corso di italiano alla Dante Alighieri e incontrare i lettori tedeschi che ripetevano le mie parole in un italiano carico di rispetto e attenzione, è uno dei ricordi più belli che custodisco della mia vita da autrice.

Come ti sei avvicinata nel mondo del cinema? Quali sono state le tue prime produzioni cinematografiche prima del successo internazionale su Amazon Prime Video?

Tutti hanno sempre detto che la mia fosse una scrittura “cinematografica”, perché il lettore riusciva a “vedere” e non solo a leggere tutto quello che raccontavo e, in effetti, il cinema è sempre stato l’amore della mia vita e così, ho cominciato a coltivare un altro sogno, quello di trasformare i miei romanzi, i miei scritti, in film. Ho studiato regia, visto che mi sono abituata spesso a fare da sola, e ho cominciato con cortometraggi e documentari, anche premiati, poi il lungometraggio “Erba Celeste” sull’uso terapeutico della cannabis che ha girato il mondo, premiato anche in Brasile, poi “Chi ha paura di Giuliano?” sulle rivelazioni sconvolgenti che riguardano il famoso bandito Salvatore Giuliano e infine “Mangiaracina Investigazioni”, quattro puntate di giallo in salsa palermitana, suspense e divertimento, temi importanti e una Palermo bellissima.

Ti aspettavi questo successo? 
Mi emoziona molto ricevere commenti e plausi da tutte le parti del mondo, sembra impossibile e invece sta accadendo davvero. Amazon Prime Video è una delle piattaforme più viste e importanti del pianeta e ritrovarmi ai primi posti nei motori di ricerca, fa venire la pelle d’oca. Non mi è stato mai regalato nulla, tutto è frutto di enormi sacrifici e di una testa così caparbia che più non si può. I costi, in termini di tempo, speranze deluse, porte in faccia, scherno, tradimenti, ingiustizie, sono stati tanti e davvero ingenti, ma sono abituata a chiamare i problemi “opportunità” e mi alleno ogni giorno a perdonare e sorridere alla vita, il bicchiere sempre mezzo pieno e la fiducia in aiuti invisibili pronti a mettere a posto le cose.

Chi sono gli attori di "Mangiaracina Investigazioni"?

Mangiaracina Investigazioni è anche l’occasione di dare spazio a professionalità e attori siciliani di valore, che non hanno ancora avuto l’opportunità di una vera ribalta nazionale o internazionale, come il bravissimo Massimo Marotta che interpreta Terio Mangiaracina, la sorella Fana interpretata da una meravigliosa Sabrina Lembo, l’affascinante Anna Attademo o la splendida Miriam Taze, o il divertente Salvo Ficano nei panni di un parcheggiatore che tutti gli spettatori amano. Ma i nomi sono tanti e vi conviene guardare la Serie, per non perderveli.

Come sei riuscita a realizzare il tuo sogno? Quali sono state le maggiori difficoltà?
Abbiamo lavorato con un piccolo budget, con il contributo del Comune di Palermo e usando il mio premio alla sceneggiatura ottenuto dal MIBAC. Il resto, qualche sponsor, qualche gratuità e tanto impegno personale, di ogni tipo. Con i sogni è così, non bisogna arrendersi mai. Ci sono voluti quasi cinque anni e, quando pensavo di aver superato gli scogli più alti, ultimando la lavorazione, mi sono resa conto che il vero ostacolo era la distribuzione. Pensavo di poter contare sulla RAI, visto che avevo vinto un bando con la Sicilia Film Commission e la RAI, ma qual bando - vedi che destino - era stato disatteso e così ho cominciato a bussare a tante di quelle porte da sbucciarmi le nocche delle mani, finché non ho trovato un distributore collegato a Prime Video e abbiamo tentato anche lì, pieni di speranza. Siamo stati fortunati.

Cosa ti aspetti per il futuro? Ci sarà la seconda stagione della serie TV?

Adesso tutti mi chiedono della seconda stagione e io ho solo una risposta: cerco produttori che investano, anche la stessa Prime Video per esempio, o finanziatori che s’innamorino della famiglia Mangiaracina. Con i libri è accaduto così: la casa editrice E/O ha letto il primo libro e si è appassionata alle vicende dei Mangiaracina, così mi hanno pubblicato tre dei cinque libri finora darti alle stampe. Cerco finanziatori in Italia ma anche negli Stati Uniti, visto che lì la serie piace. Di sicuro, non posso più andare avanti da sola. Per questo, invito tutti a fare passaparola, a parlarne, parlarne il più possibile. E’ l’unica cosa che conta per le realtà indipendenti come la nostra.


7 dicembre 2021
La redazione "Gialli e Neri"

sabato 20 novembre 2021

"IL CASO VERSACE", il libro del giornalista di Vanity Fair che racconta nei dettagli il caso sull'omicidio Gianni Versace

Nota 
Apparso per la prima volta nel 1999, due anni dopo la tragica scomparsa di Gianni Versace, il libro di Maureen Orth – all’epoca, e ancor oggi, giornalista di Vanity Fair – rappresenta tuttora il resoconto più approfondito e completo della vicenda di Andrew Cunanan e dell’omicidio del celebre stilista italiano. Frutto di un imponente e scrupoloso lavoro di ricerca, basato sull’analisi di migliaia di pagine di rapporti di polizia e su oltre quattrocento interviste che l’autrice ha condotto con i protagonisti, i comprimari e i semplici spettatori della storia, e caratterizzato da una rigorosa verifica delle fonti, questo libro non è mai stato oggetto di azioni legali o di contestazioni dirette a bloccarne la diffusione ed è stato costantemente ristampato. In virtù della qualità riconosciuta del materiale qui raccolto da Maureen Orth, su questo libro è basata la seconda stagione della serie TV American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace, prodotta dal canale televisivo statunitense FX e trasmessa in molti Paesi a partire dal mese di gennaio 2018.

Prologo
Il telefono squillò verso l’una di notte, e rispose mio marito, ancora mezzo addormentato. «Vorrei parlare con Maureen Orth. C’è Maureen Orth, la scrittrice?» La voce maschile era insistente. «Chi è lei?» «Voglio parlare dell’articolo.» Una pausa, poi un clic. «Credo sia lui», disse mio marito. «Lui chi?» «Il tizio sul quale stai scrivendo.» «Che cosa? Andrew Cunanan, intendi?» «Strano», commentò mio marito. Poi si girò dall’altra parte e si riaddormentò. Io, invece, ero ormai sveglissima. Passò una decina di giorni, e poche ore dopo che Gianni Versace, il celebre stilista e icona gay, era stato ucciso, il telefono squillò di nuovo, poco dopo l’una di notte. Dovevo partire l’indomani mattina per Miami per scrivere un articolo sull’omicidio Versace, giacché il sospetto numero uno era proprio Andrew Cunanan. Erano quasi due mesi che scrivevo articoli su Cunanan su Vanity Fair, la sua rivista preferita. Oltretutto avevo scoperto che aveva conosciuto Versace diversi anni prima e che era sospettato di avere commesso altri quattro omicidi, tra cui quello del suo migliore amico e dell’unico uomo che avesse mai detto di amare. «Pronto, c’è Maureen Orth?» Mio marito riconobbe la voce: maschile, effeminata. «Chi parla?» Ma la persona all’altro capo del filo ci ripensò. I suoni di fondo dell’interurbana s’interruppero bruscamente. Non saprò mai se in quel momento persi lo scoop della mia vita. In circostanze diverse, apparire su Vanity Fair sarebbe stata la realizzazione di un sogno per Andrew Cunanan. All’inizio del luglio 1997, però, stava per diventare l’oggetto di una delle più vaste cacce all’uomo nella storia dell’FBI. Migliaia di persone avrebbero cercato di stanarlo, ma nessuno ci riuscì. Nove giorni dopo, il suo corpo fu ritrovato in una casa galleggiante di Miami Beach. Non solo, ma i suoi delitti e il suo viaggio sanguinoso e tragico attraverso l’America avrebbero riempito le pagine dei giornali per mesi. Quella che all’inizio fu erroneamente scambiata dai media per una «lite tra amanti omosessuali», circoscritta al mondo gay, balzò sulle prime pagine delle testate più importanti e acquistò rilievo a mano a mano che Cunanan, perdendo ogni scrupolo, diede sfogo a una violenza senza pari: le sue imprese apparvero sulla copertina di Time e Newsweek. Ma prima di uccidere Gianni Versace, prima che la sua terribile reputazione si diffondesse in tutto il mondo, Andrew Cunanan aveva già attraversato un universo parallelo dell’America omosessuale odierna, cominciando da una vita squallida fatti di espedienti e droga, fino ad arrivare al mondo sofisticato dei ricchi che nascondevano la propria omosessualità. Andrew, peraltro, si trovava a suo agio in qualunque ambiente. Sapeva parlare di arte e architettura, ed era ferratissimo in materia di marche e status symbol. Si era fatto mantenere, e aveva soggiornato a Palazzo Gritti a Venezia, oltre che a Saint-Jean-Cap-Ferrat. Poi, però, si era innamorato di un giovane architetto in carriera e, verosimilmente perché l’uomo ricco, più vecchio di lui, che lo manteneva, non ha voluto regalargli la Mercedes dei suoi sogni, aveva rotto con il mondo dorato al quale aveva sempre aspirato. Qualunque cosa riuscisse a procurarsi, Andrew Cunanan voleva sempre di più: più droga, sesso più trasgressivo, vino più pregiato. Per qualche strano motivo, si era convinto che tutto gli fosse dovuto. E perché no, in fondo? Era sempre il centro della festa, il ragazzo più brillante a tavola. A ventisette anni, però, era anche narcisista, egocentrico e vanaglorioso, un bugiardo patologico che s’immaginava realtà alternative ed era tanto intelligente da convincere anche gli altri. Nei gruppi di persone che frequentava, superficiali o semplicemente ingenue, Andrew sapeva rendersi indispensabile. Sotto la vernice del fascino, però, si annidava una psicosi pericolosa, alimentata dai film pornografici violenti che amava guardare e dall’assunzione di cristalli di metanfetamina, cocaina e varie altre sostanze molto diffuse nelle comunità omosessuali, sebbene si tenda a non parlarne. «Chiunque abbia provato la metanfetamina e si sia fatto un brutto viaggio può ripensare a quello che è successo [e capire]», afferma Joe Sullivan, ex utilizzatore di crystal meth che aveva conosciuto Andrew a San Diego. «Mi pare impossibile che a nessuno sia venuto in mente di associare a questo percorso un consumatore di ice.» Dovevo parlare di Andrew Cunanan, e quindi spettava a me cercare di identificare le bugie e mettere a nudo le contraddizioni della sua storia. Non fu facile svelarne i segreti. Era un bel bambino di origini filippine e italiane, con un QI di 147. Ma i suoi genitori avevano un matrimonio infelice, e contavano su di lui, il figlio minore, per salvarli e redimerli. Essendo costantemente sotto pressione, questo intelligentissimo bambino non riuscì mai a formarsi una personalità adulta coerente. Più scoprivo dettagli sul suo conto, più mi rattristava vedere che le droghe e le pratiche sessuali trasgressive lo involgarivano, e la prostituzione praticata a molti livelli diversi lo lasciava pigro e senza difese. Quando si ritrovava da solo, non aveva risorse professionali o morali sulle quali appoggiarsi. Era stato sedotto da un mondo avido, crudo, pornografico che considerava i valori superficiali di giovinezza, bellezza e denaro come i massimi risultati cui aspirare per essere felici. Alla fine, invece, Andrew Cunanan, spiritoso e intelligente, il prodotto di una madre esageratamente cattolica e di un padre altrettanto fanaticamente materialista, aveva ceduto al proprio lato oscuro e malvagio, e aveva inflitto un dolore incalcolabile a chi lo circondava. Nel seguire il suo terribile percorso, sono rimasta affascinata dall’idea che non stavo raccontando solo la storia di un ragazzo tormentato e del suo accesso di violenza. Stavo anche narrando una sorta di odissea attraverso l’America di fine secolo: negli ultimi due decenni si erano formate nuove comunità, in cui il politically correct di un finto crogiolo culturale (le cui componenti rifiutavano di amalgamarsi) paralizzava di fatto l’attività delle forze di polizia e dei media, e dove il denaro serviva a coprire gli errori commessi. Certe cose, naturalmente, non cambiano mai, come per esempio la capacità delle famiglie potenti d’impedire la rivelazione della verità e di proteggere i segreti. Durante i miei viaggi ho scoperto che i gay, intesi come gruppo organizzato, sono in fasi dinamiche e alternanti di formazione politica. La loro capacità di organizzarsi a livello locale ha un impatto sull’influenza che riescono a esercitare sulle forze dell’ordine. A San Francisco e New York, Andrew avrebbe fatto fatica a nascondersi. A South Beach, paradiso dei turisti, invece, la vasta comunità gay non chiede protezione. 
Spesso rifiuta perfino l’idea stessa di avere bisogno di protezione, anche sessuale. South Beach a parte, mi sono imbattuta nell’incapacità, in tutto il Paese, di ammettere l’ampio uso di sostanze stupefacenti, e nell’esistenza di strutture create per favorire tale tossicodipendenza, all’interno della comunità gay ma anche da parte delle forze dell’ordine, che sembrano a disagio nell’affrontare certi temi per timore che vengano interpretati come un attacco nei confronti degli omosessuali. Se l’FBI avesse conosciuto meglio l’universo gay della Florida meridionale, per esempio, Andrew Cunanan, uno dei dieci criminali più ricercati, non sarebbe mai riuscito a vivere indisturbato all’hotel Normandy Plaza per quasi due mesi o a lasciare un camioncino rosso rubato in un garage per settimane intere. Invece, la caccia all’uomo che investì tutto il Paese e costò milioni di dollari diede ben pochi risultati. Kevin Rickett, il giovane agente dell’FBI responsabile della squadra speciale per la cattura del fuggitivo in Minnesota, mi disse: «Non vi furono molti progressi durante le indagini perché non riuscimmo mai ad avvicinarci a lui. Non lo raggiungemmo mai». La vicenda, che mi condusse da una costa all’altra, mi portò a scoperte inimmaginabili. Non avevo idea, all’inizio, dell’effetto profondo che il processo di O.J. Simpson aveva avuto sull’accusa, a livello locale e statale: ormai i procuratori locali e statali sono estremamente riluttanti a riconoscere la colpevolezza di un presunto omicida se le prove indiziarie non sono solidissime. «O.J. ha rovinato tutto», mi disse Paul Scrimshaw, investigatore capo a Miami Beach durante le indagini sul caso Versace. «Hanno tutti paura, nessuno vuole fare una figuraccia. Ogni indagine adesso è rovinata per colpa sua. Barry Scheck andrebbe sventrato e squartato.» Alla fine fu confortante vedere l’FBI, almeno a livello nazionale, sforzarsi realmente di rimediare agli errori del passato. I terribili crimini di Andrew Cunanan si rivelarono un catalizzatore positivo che permise di adottare pratiche migliori e favorì la cooperazione tra forze dell’ordine diverse, oltre che tra la polizia e la comunità gay. A tutt’oggi, però, sebbene esista un meccanismo per rintracciare un’auto scomparsa su scala nazionale, non c’è un sistema per trovare una persona scomparsa. Andrew Cunanan era il personaggio perfetto da dare in pasto ai tabloid che, dalla vicenda di O.J., erano diventati avidi di cronaca nera e sensazionalismo. La produttrice della trasmissione Hard Copy Santina Leuci afferma: «Cunanan aveva tutti i numeri giusti: sesso, violenza, ed era un serial killer. Inoltre era in fuga, tutta la polizia gli stava dando la caccia, tutto il Paese era in attesa che venisse catturato». Cosa succede quando una notizia diventa la notizia numero uno in America oggi? Mi trovai all’improvviso nel bel mezzo di uno tsunami. I giornali scandalistici sono l’equivalente odierno dei circhi dei mostri di inizio Novecento. Adesso abbiamo fenomeni da baraccone ventiquattr’ore su ventiquattro che possiamo guardare insieme, ogni giorno e ogni notte, e ogni anno certi individui vengono eletti Numero Uno. Andrew Cunanan – «È gay! È malato! Uccide gente ricca e famosa!» – ebbe quel ruolo per un po’, prima di essere sostituito da una principessa. Sono rimasta colpita dalla quantità e velocità con cui circola il denaro quando esplode una vicenda del genere. Un giornalista tradizionale della carta stampata parte svantaggiato. Regna una sorta di frenesia generale, in cui la copertura mediatica dell’evento influenza le indagini e le reazioni della polizia, e alla quale chiunque lo desideri può contribuire con trasmissioni televisive, stampa, Internet, mostrando le famiglie in lutto durante i funerali, la polizia assediata eccetera. È una soap opera globale, che va in onda ventiquattr’ore al giorno. Le famiglie delle vittime, sopraffatte dagli eventi, vengono date in pasto al mostro affamato, e lo stesso vale per poliziotti e uomini politici. Non dimenticherò mai il giorno in cui mi trovavo in un bar di gay e lesbiche nel quartiere di Castro, a San Francisco, con uno spiritoso abitante della zona, Doug Conaway, che mi mostrò una griglia di metallo accanto a una banca sull’altro lato della strada. Era coperta di mazzi di fiori avvizziti, in memoria della principessa Diana. I bouquet, disse, erano un modo per ricordarla. Allo stesso modo, il quartiere aveva voluto partecipare al lutto per la perdita di Andrew, che era uno di loro. «Quando sono tornato a casa e ho saputo che avevano sparato a Versace e che pensavano fosse stato Cunanan, mi sono detto: oddio, una volta abitava qui», mi confidò Conaway. «Se non fosse stato per Cunanan, non avremmo visto Diana al funerale di Versace, ed era stato qualcuno del nostro quartiere il responsabile. Poi, però, quand’è stato trovato il corpo di Cunanan, ci sono rimasto male. A cosa devo rimettermi a pensare, adesso? Alla riforma dei finanziamenti delle campagne elettorali? La morte di Diana è stata una manna, una specie di sceneggiato. La sua morte ci ha tenuti occupati un bel po’, qui sulla nostra strada.» Poi mi guardò senza battere ciglio e decise di continuare: «Se adesso Elton John si becca l’AIDS, e Liz Taylor va al suo capezzale, le viene un infarto e muore, e Michael Jackson va al suo funerale e gli cade la faccia, il legame che ci unisce diventerà chiaro a tutti». Alla fine del mio reportage ripensai a quello strano viaggio, dall’Accademia navale di Annapolis al quartier generale dell’FBI a Washington, dai campi di mais del Midwest ai grattacieli di Chicago, da Mr. S Leather di San Francisco al San Francisco Opera. Avevo camminato sulle spiagge esclusive di La Jolla e me l’ero spassata tra i gay di South Beach. Avevo incontrato rappresentanti autorevoli delle forze dell’ordine, spacciatori di crystal meth, investigatori della Squadra Omicidi, master in prigioni sotterranee sadomaso e personal trainer. Alcune delle mie fonti erano in prigione. Avevo conosciuto capi della polizia e ragazzi che si prostituivano e guadagnavano diecimila dollari in un fine settimana. Avevo incontrato perfino il pianista di una casa di tolleranza. Andrew Cunanan aveva provocato un terremoto in tutti quei mondi. Dopo la sua morte, ho cercato di mettere insieme i pezzi.

Redazione Gialli&Neri 


venerdì 5 novembre 2021

Un caffè per la vittima si chiama l'ultimo romanzo della scrittrice Pamela Luidelli

La trama
Dopo aver perso i genitori, il lavoro e aver lasciato il fidanzato, Beatrice decide di dare una svolta alla sua vita.
Lascia quindi la sua amata Roma per trasferirsi in un paesino di cinquemila anime sul Lago Maggiore, dove acquista un bar ormai chiuso da tempo e, dopo una disperata ristrutturazione, apre le porte ai suoi clienti. 
Qui conosce personaggi autentici e bizzarri che ben presto si affezioneranno a lei. 
Tutti, a eccezione della sua rivale in affari, Annunciata Albume, titolare di una pasticceria, che cercherà in tutti i modi di metterle i bastoni tra le ruote. 
La vita in paese sembra scorrere tranquillamente fino a quando Rosa, una delle studentesse che frequenta il bar, viene trovata morta in un bosco di proprietà del conte del castello, un uomo schivo e da anni invisibile ai paesani. Sul corpo della vittima viene rinvenuta una scritta che riporta il nome del bar e Beatrice è subito sospettata da De Gai, il nuovo maresciallo del paese. 
Oltre a dover lottare per dimostrare la propria innocenza, Beatrice dovrà fare i conti con il suo peso in costante aumento e il suo passato, che spesso torna a tormentarla ma, soprattutto, con la sua perenne sfortuna, che la mette spesso in situazioni comiche e grottesche.


5 novembre 2021,
Staff "Gialli & neri"

martedì 2 novembre 2021

L'intervista alla scrittrice Margherita Guglielmino che ci parla del suo romanzo "Un letto troppo affollato"


1)Benvenuta su "Gialli & neri", Margherita. Cosa significa scrivere per te?

Ciao e grazie per questa bella opportunità che mi state offrendo. Scrivere per me è un’esigenza naturale, non sono io a decidere di farlo, ma è la scrittura ad impossessarsi di me ed io la lascio fluire, finché si esaurisce da sola e non riesco più a scrivere nulla.

2) Quando hai pubblicato il primo libro? È stato difficile?

Il mio primo romanzo “Una bellissima storia sbagliata” è stato pubblicato a settembre 2020, esattamente un anno prima di “Un letto troppo affollato”, anzi i miei editori hanno deciso di fare uscire il mio giallo per festeggiare l’anniversario del mio primo libro. In realtà è stato tutto surreale: eravamo in pieno lockdown e mi dilettavo a scrivere dei post su Facebook, una mia amica mi dice che quando vede dei post lunghi, di solito passa avanti, ma se li scrivo io si sofferma, perché io scrivo bene e mi invita a scrivere qualcosa. Io le dico che avevo mezzo romanzo nel mio computer e lei mi risponde finiscilo che poi ti do il contatto di mio cugino che fa l’editore. A lavoro finito, ho inviato il mio manoscritto alla GAEditori e dopo due giorni avevo un contratto da firmare sulla mia scrivania. Lì è iniziato il mio sogno e spero di non svegliarmi!

3) Quali sono gli ingredienti che servono in un giallo-thriller?

Il genere giallo-thriller mi ha sempre affascinata, adoro Camilleri, Faleti e Carrisi, loro sono dei maestri nella costruzione della storia, la suspence cresce fino all’ultima riga, i loro scritti non sono mai banali e i colpi di scena non mancano fino alla fine. Credo che quelli che ho elencato siano gli ingredienti fondamentali di questo genere.

4) Da dove nasce la storia di "Un letto troppo affollato"?

Ho iniziato a scrivere “Un letto troppo affollato” quando non avevo ancora finito di scrivere “Una bellissima storia sbagliata” che è un romance. Non so come spiegarti, hai presente il film Matrix? Ecco, io nella mia testa vedo scorrere le immagini, i personaggi e archivio in cartelle i miei progetti, riesco a lavorare su più fronti, senza ovviamente dimenticare che io non sono una scrittrice, ma una maestra prestata alla scrittura. Per tornare alla tua domanda la storia nasce dalla mia voglia di spiegare come può essere forte l’amicizia tra donne, anche quando un uomo si mette di mezzo. L’idea di ambientare tutto in un commissariato, in un paesino tranquillo di provincia, dove iniziano a sparire misteriosamente dei negozianti e tocca proprio alle mie tre poliziotte indagare, nasce dalla mia passione per il genere giallo.

5) Il punto forte? E di debolezza del tuo libro?

Il punto di forza sicuramente la passione che ci ho messo e la ricerca. Nulla è lasciato al caso, ho studiato leggi, autopsie, codici, coadiuvata da alcuni amici dell’Arma e della Polizia di Stato che mi hanno dato delle dritte. Il punto debole non lo so, chiedo sempre ai miei lettori se l’impalcatura che ho costruito regge, perché scrivere un giallo è davvero difficile. Non so se i miei lettori saranno soddisfatti, al momento le critiche sono positive e io mi sono divertita a scriverlo, quindi va bene così.

6) Ti ha aiutato l’utilizzo dei social network per la promozione?

Certo, sono presente con la mia pagina “I libri di Margherita”, frequento vari gruppi dove cerco di promuovere i miei libri, ma in questo “lavoro”( ebbene sì è diventato quasi un lavoro), non sono sola, ho l’aiuto delle mie amiche Tiziana e Beatrice, che io scherzosamente chiamo le mie P.R.

7) Stai lavorando a un nuovo libro? Se sì, può darci qualche anticipazione?​

Al momento ho un po' di progetti, uno top secret, che riguarda i miei alunni. L’altro che è lo scheletro del mio prossimo romanzo, riguarda una vicenda familiare che si snoda tra la Sicilia e l’Irlanda, ma il mio sogno è che “Un letto troppo affollato” diventi una serie, infatti il sottotitolo è “Una pistola per tre”. Questo appena pubblicato è il libro di Marta, prossimamente vorrei scrivere i libri di Eva ed Emma, le mie tre poliziotte.

8) Ti ringrazio per il tempo dedicato, vuoi dirci ancora qualcosa?

Sono io che ringrazio voi, per noi autori sconosciuti non è facile farsi conoscere, quindi grazie per l’opportunità e alla prossima!


2 novembre 2021,
Redazione Gialli&neri

giovedì 28 ottobre 2021

L'autrice Margherita Guglielmino ci presenta il suo ultimo romanzo "Un letto troppo affollato"

 Trama

Quando la vice ispettrice Marta Spanò si accomodò sul vagone del treno che dalla sua Sicilia l’avrebbe portata in Piemonte, carica di sogni e aspettative per quel nuovo capitolo della sua vita, non avrebbe mai immaginato che la tranquilla Lomellina sarebbe presto diventata lo scenario di efferati crimini. Infatti il suo arrivo nel commissariato di Bellinzago Novarese coincide con la prima di una serie di sparizioni. Il paese tranquillo, in cui ”non succede mai niente”, viene improvvisamente investito dalla morbosità di giornalisti e spettatori, mentre in commissariato inizia una corsa contro il tempo per fermare il serial killer che si nasconde tra i cittadini. In quest’atmosfera ansiogena, si intrecciano le vicende umane di tre poliziotte: Emma, Eva e Marta che dovranno, l’una all’insaputa dell’altra, destreggiarsi con le avances dell’ispettore Esposito, narcisista patologico, troppo impegnato a rendere il suo letto ”troppo affollato”, per curarsi della risoluzione del caso. 

L'autrice 

Margherita Guglielmino è nata nel 1975 a Catania e vive a Ravenna dal 2015, dove insegna alla scuola primaria. Nel 2020 pubblica per GAEditori “Una bellissima storia sbagliata”, ottenendo un buon successo di pubblico e di critica. Incarna alla perfezione gli aspetti delle sue due terre: la vulcanica creatività della Sicilia e la generosa accoglienza della Romagna. “Un letto troppo affollato” è il suo secondo romanzo, edito anch’esso da GAEditori.

Redazione Gialli&neri

martedì 26 ottobre 2021

C'è del marcio in zona Brera, il romanzo giallo di Cristina Alessandro

La scomparsa della custode di un condominio e dei suoi segreti scatena un putiferio.Spifferare le proprie confidenze alla portinaia può ritorcersi contro i condomini, se lei di colpo sparisce. A turno i personaggi calano la maschera e svelano la propria vera natura, ambiguità e vizi compresi. L'aura di mistero che aleggia sulla portineria deserta favorisce l'effetto domino dei sospetti, senza esclusione di colpi. L'amica Samantha si improvvisa detective e avvia un'indagine privata in cerca della verità.A volte la follia della vita si burla delle pene di attori e figuranti sviando il fato a suo estro.

Il nuovo giallo di Amato Salvatore Campolo "Omicidio nel milanese"

Omicidio nel milanese

La trama
A scuotere  la  tranquillità  del  Brigadiere  Pino  Gullì  è un omicidio di  mafia  eseguito  in pieno giorno per le  vie di nel  lontano 1998 .  Grazie  a  questo omicidio, il  Brigadiere  Gullì  scopre  l’esistenza  di  altri  gruppi criminali  oltre  a  qu elli  già  conos ciuti  dalla  legge, che  si stavano impossessando delle  attività  commerciali  in contrasto con  la  famiglia  Minniti. L e  indagini porteranno allo smantellamento del  clan  Falduto operante  nei  quartieri  a  sud di  Milano  ma senza disturbare  la latitanza  del  boss  “Testuzza” …

L'autore 
Amato Salvatore Campolo, nato a Reggio Calabria il 27 gennaio 1987, giovane geometra libero professionista che da febbraio 2021 inizia a scrivere romanzi gialli-crime. Dopo l'esordio di settembre con "Terra Nostra", storia di famiglie criminali ambientata sulla costa jonica calabrese, scrive il racconto "Omicidio nel milanese" un incredibile vicenda di un delitto di mafia eseguito in pieno giorno per strada nell'hinterland di Milano.

IL ROMANZO TERRA NOSTRA È TRA I 200 LIBRI PIÙ BELLI D'ITALIA

Il romanzo Terra Nostra del giovane scrittore Amato Salvatore Campolo è stato selezionato al Concorso Letterario Tre Colori 2022 entrando n...