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giovedì 11 novembre 2021

INTERVISTA ALLO SCRITTORE DI GIALLI FRANCESCO FONTANA


1) Benvenuto su "Gialli & neri", Francesco. Cosa significa scrivere per te?
Innanzitutto divertimento, espressione, libertà. E gioia di comunicare.

2) Quando hai pubblicato il primo libro? È stato difficile?
Nel 2003 usciva il mio primo romanzo, per Feltrinelli, “L’imitatore di corvi”, sulla storia del 20° secolo nel cuore dell’Europa, in Germania. Ho avuto la gioia di vincere diversi premi letterari e anche di arrivare finalista allo Strega 2006. E’ stata un’esperienza stimolante, nessuna difficoltà, perché se scrivere mi pesasse non lo farei; e non per non fare fatica, ma per non tediare il pubblico con qualcosa che tedia me.

3) Quali sono gli ingredienti che servono in un giallo?
Io parlo di come intendo personalmente i gialli: a me serve ovviamente la trama misteriosa e un po’ noir, e questa è forse la parte più difficile… escogitare un intrigo non banale non è affatto semplice. Poi bisogna amare molto l’ambientazione in cui li si colloca. Ecco perché io colloco spesso, ad esempio, a Milano e Venezia i miei gialli: sono le città che forse più amo. Poi c’è un altro luogo dove vivo parte della mia vita, il Tirolo; ma lo amo così tanto da essere riuscito ad ambientarci ben pochi miei lavori letterari. Il troppo amore a volte impedisce l’espressione.

4) Da dove nasce la storia di "L’alito rovente del Drago"?
Dagli anni della mia giovinezza, i mitici anni ’70, dall’impegno politico di quell’epoca magica e difficile, dal desiderio di denunciare, sia pure in forma metaforica, alcune storture sociali che forse ci portiamo dietro ancor oggi; e molte idiozie, anche criminali, di carattere ideologico.

5) Il punto forte? E di debolezza del tuo libro?
Il punto forte credo sia intanto aver trovato un meraviglioso Editore, L’Orto della Cultura, che mi ha supportato anche e soprattutto quando io, da profano, non capivo i loro tempi. E l’amica Maura in particolare, davvero un tesoro di gentilezza, bravura, calore umano e… sopportazione. Non so se io mi sarei sopportato come lei ha sopportato me. Poi, venendo all’opera, alla sua trama, credo che il punto forte sia l’ambientazione storica, gli anni ’70 appunto, le trame nere. Invece parlando proprio del libro in sé, per me il “meglio” è l’ultimo capitolo, con la descrizione di una Milano deserta, onirica, arroventata dal caldo estivo e quasi sospesa a mezz’aria. Il punto debole credo sia semplicemente il fatto che io sono solo un amatore della materia narrativa, non certo un fuoriclasse come vorrei essere; lo dico sinceramente, non per falsa modestia.

6) A quale personaggio ti sei di più affezionato ne " L’alito rovente del Drago "? E perché?
Il personaggio che domina il mio romanzo, e anche tutta la serie di raccolte “Milano noir” edita invece dalla fantastica casa Panesi Edizioni (2 volumi di racconti ambientati sempre negli anni ’70; e sta per uscire il 3°, in cartaceo ed ebook), non è l’Ispettore Stefano Battiston, come si potrebbe pensare; è la sua collega e compagna Samuela: un portento, una forza della natura come cuore, cervello e muscoli.

7) Ti ha aiutato l’utilizzo dei social network per la promozione?
Abbastanza, sì. Anche in questo però i miei attuali editori, in particolare Maura dell’Orto della Cultura e Annalisa Panesi, sono notevoli!

8) Stai lavorando a un nuovo libro? Se sì, può darci qualche anticipazione?​
A parte l’uscita del vol 3° dei Racconti “Milano noir”, per Panesi edizioni, di cui abbiamo già accennato e il cui titolo sarà “Indagini nella neve”, sto scrivendo con grande entusiasmo e divertimento per l’Orto della Cultura il 2° romanzo, un nuovo episodio di investigazione politica negli anni ’70, questa volta nei confronti del terrorismo rosso. I protagonisti sono sempre loro, Stefano & Samuela, tra Milano e Venezia (anzi, soprattutto Porto Marghera).

9) Ti ringrazio per il tempo dedicato, vuoi dirci ancora qualcosa?
Complimenti a voi per la vostra opera: la lettura, la cultura, la bellezza ci salveranno!

La redazione Gialli&Neri

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